Piano di Classifica

CONSORZIO DI BONIFICA SUD
Bacino Moro, Sangro, Sinello e Trigno
66054 Vasto Chieti
PIANO DI CLASSIFICA E RIPARTO DELLA CONTRIBUENZA
 
 
 
DICEMBRE 2009
 
 
 
IL PRESIDENTE
Giuseppe Torricella

 

INDICE

1. PREMESSE
2.  ASPETTI GENERALI
2.1.          Cenni storici
2.2. Il Consorzio e le sue finalità
2.3. Il Comprensorio consortile
3. RIFERIMENTI NORMATIVI
3.1. L’evoluzione della normativa sulla Bonifica
3.2. La legislazione di riordino della Regione Abruzzo e della Regione Molise
3.3. I compiti della Bonifica tra passato e presente
3.4. Il potere impositivo
3.5. La spesa consortile ed il suo riparto
3.6. Beneficio di Bonifica
3.7. Gli immobili soggetti a contributo
3.8. Caratteri giuridici del contributo
4.         CARATTERISTICHE DEL TERRITORIO CONSORTILE
4.1. Dati fisico – amministrativi
4.2. Confini consortili
4.3. Aspetti Idrologici
4.4. Aspetti Geologici
4.5. Aspetti Pedologici
4.6. Aspetti Climatici
4.7. Caratteristiche Socio-Economiche
5.         ESAME DELLE OPERE
5.2. Opere realizzate
5.3. Opere in corso di progettazione, realizzazione e finanziamento
6.         I BENEFICI DERIVANTI DALL’ATTIVITA’ CONSORTILE E RIPARTIZIONE DEGLI ONERI
6.1. Premessa
6.2. Ripartizione dei costi per le opere a carattere plurimo
6.3. Benefici derivanti dall’attività di INFRASTRUTTURA IDRAULICA, BONIFICA e di TUTELA DEL TERRITORIO e criteri di ripartizione degli oneri
6.4. Beneficio derivante dall’attività nel settore IRRIGUO e criteri di ripartizione degli oneri
6.5. Beneficio derivante dall’attività di utilizzazione dei canali di bonifica come recapito di scarichi idrici
7.  SPESE DI FUNZIONAMENTO DEL CONSORZIO
8. CONCLUSIONI
9.         MODIFICHE ED INTEGRAZIONI DEL PIANO DI CLASSIFICA PER IL RIPARTO DEI CONTRIBUTI DI BONIFICA
10. ALLEGATI

1. PREMESSE
 
L’art. 860 del c.c. afferma che i proprietari dei beni, situati entro il perimetro del comprensorio di un Consorzio di Bonifica, sono obbligati a contribuire nella spesa necessaria per l’esecuzione, la manutenzione e l’esercizio delle opere in ragione del beneficio che traggono dalla bonifica.
Quantificare un tale beneficio non è compito semplice, infatti, bisogna operare una sintesi di un’attività altamente diversificata, che si estrinseca non solo sul piano organizzativo ma anche sulla verifica oggettiva dell’azione del Consorzio per la salvaguardia del territorio, delle risorse idriche ed ambientali, nonché riguardo all’efficacia ed efficienza delle sue strutture idrauliche, irrigue e dei corsi d’acqua.
Il primo passo da compiere, consiste nel focalizzare l’attenzione sugli indirizzi da perseguire e nel predisporre uno studio approfondito in grado di valutare, oggettivamente, i benefici che gli immobili ricevono dall’attività di bonifica. Si predispone così una classificazione dei singoli immobili per grado di beneficio, in modo da rendere possibile una ripartizione per quota di contributo spettante a ciascuno di essi.
Si elabora, quindi, il “Piano di Classifica“, importante atto amministrativo, che attraverso un metodo di valutazione aggiornato, consente di ottenere una più equa ripartizione degli oneri da porre a carico dei consorziati; esso rappresenta inoltre un valido strumento di conoscenza del territorio e di misura dell’efficacia delle opere di bonifica effettuate.
Gli oneri che devono essere ripartiti tra gli immobili presenti nel comprensorio sono le spese che il Consorzio sostiene e che per legge sono a carico dei proprietari degli immobili stessi.
Esse riguardano:
o     Spese annualmente sostenute per l’esercizio, la manutenzione e la vigilanza delle opere pubbliche di bonifica;
o     Spese annualmente sostenute per l’esercizio, la manutenzione e la vigilanza delle opere irrigue;
o     Spese annualmente sostenute per il funzionamento del Consorzio e in generale per il raggiungimento di tutti i propri fini istituzionali;
o     Spese relative all’esecuzione delle opere di bonifica quando non siano a totale carico dello Stato o della Regione.
A causa delle nuove esigenze che si possono manifestare per effetto dell’evolversi degli ordinamenti colturali e dell’assetto del territorio, gli aspetti tecnici della Bonifica sono in costante evoluzione.
Pertanto la presente classificazione ha il carattere di provvisorietà così come previsto dal 1° comma dell’art. 11 del R.D. n° 215/33. Solo dopo che si è accertato il compimento dell’ultimo lotto della bonifica, sarà possibile addivenire alla ripartizione definitiva degli oneri a carico della proprietà consorziata (art. 16 del citato decreto).
 
 
2.  ASPETTI GENERALI
Il Consorzio è un Ente di Diritto Pubblico ai sensi dell’art.59 del Regio Decreto 13 febbraio 1933 n°215 e dell’art. 862 del C.C.
L’origine dell’Istituto Consortile ha carattere privatistico e volontario; eccezionalmente può essere costituito d’ufficio, quando, constatata la mancanza di iniziativa privata, si riconosca la necessità e l’urgenza di provvedere alla bonifica di un dato comprensorio.
I primi Consorzi sono nati per iniziativa privata al fine di gestire in comune e potenziare attività di interesse collettivo.
Più particolarmente l’art.657 c.c. del 1865 stabilisce: “coloro che hanno interesse comune nella derivazione e nell’uso dell’acqua o nella bonificazione o nel prosciugamento dei terreni, possono riunirsi in Consorzi, al fine di provvedere all’esercizio, alla conservazione e alla difesa dei loro diritti”.
Ogni Consorzio deve dotarsi di un regolamento deliberato dalla maggioranza dei soci, calcolata in base all’estensione dei terreni a cui serve l’acqua; deve inoltre risultare da atto scritto, e deve risultare l’adesione degli interessati.
La natura privatistica del Consorzio, si deve essenzialmente al sistema vigente all’epoca, che riconosceva come pubbliche le opere eseguite su fiumi e torrenti (art.427), mentre considerava d’interesse privato le restanti, la cui realizzazione era prevista ad esclusiva cura e spesa dei proprietari interessati.
Dalla stessa legislazione si evince che le finalità perseguite dall’Istituto Consorziale, riguardavano la regolazione idraulica, sia come difesa che come utilizzo dell’acqua.
Particolare attenzione ai problemi dell’irrigazione, fu dedicata dalla legislazione successiva al 1865, che oltre a favorire la nascita di numerosi Consorzi d’irrigazione a carattere privato, riconobbe, con l’emanazione di numerose leggi, l’esistenza di un interesse generale nel settore delle acque (da quella del 29 maggio 1873 al R.D. 13 agosto 1926 n°1907). La conseguenza di quanto detto, fu la partecipazione finanziaria dello Stato nell’esecuzione delle opere, e l’attribuzione di particolari poteri impositivi ai Consorzi.
Ai Consorzi volontari e privatistici, se ne aggiunsero altri coattivi, privati d’interesse pubblico (Consorzi di miglioramento fondiario) e dotati di personalità giuridica pubblica (Consorzi di Bonifica).
Furono mantenuti i Consorzi volontari previsti dall’art.918 del c.c., che nascono per l’adesione volontaria tra proprietari di fondi vicini che vogliano riunire ed usare in comune le acque defluite dal medesimo bacino di alimentazione o da bacini contigui.
L’evoluzione successiva, per effetto della quale il legislatore conferisce personalità giuridica pubblica ad alcune figure consortili aventi anche funzioni di gestori degli impianti irrigui, coincise con l’innovazione introdotta per le opere d’irrigazione che, se realizzate nell’ambito di un comprensorio di bonifica, potevano considerarsi pubbliche.
Ancora una volta emerge l’influenza dell’interesse pubblico generale delle opere sulla funzione e sulla struttura dell’Istituto Consortile, che assume così natura pubblica in ragione dell’attività svolta e delle finalità perseguite.
A tal proposito, con R.D. n°215 del 13/02/1933, il legislatore conferisce natura pubblica agli istituti denominati Consorzi di Bonifica, ai quali si affida formalmente il compito fondamentale di provvedere all’esecuzione, manutenzione ed esercizio di opere pubbliche di bonifica, comprese quelle inerenti l’irrigazione. Con il citato decreto, inoltre, si introduce per la prima volta nell’ordinamento italiano un regime giuridico unitario per quell’insieme di interventi definiti “bonifica integrale“, comprendente tutte quelle opere di miglioramento fondiario, quali le sistemazioni idrauliche e l’utilizzazione a fini irrigui delle acque, a tutela e valorizzazione del territorio.
2.1.      Cenni storici
Il Consorzio di Bonifica “SUD” (Bacino Moro, Sangro, Sinello e Trigno), deriva dalla fusione disposta con delibera n° 800 del 7 Aprile 1997 della Giunta Regionale d’Abruzzo del Consorzio di Bonifica Sinistra Trigno, Sinello e Osento, costituito con Decreto 14 Novembre 1986 n°1495, di Bonifica Frentana di Lanciano costituito con R.D. 19/07/1929 n°4843 e del Consorzio di Bonifica Montana Sangro Aventino di Palena costituito con R.D. 26/04/1934 n°2521.
Al fine di effettuare un excursus storico del Consorzio, è inevitabile considerare le evoluzioni che hanno interessato i preesistenti Consorzi successivamente riuniti:
Ø            Il Consorzio di Bonifica Frentano, precedentemente denominato delle valli del Sangro e dell’Aventino, fu costituito per volontà di una collettività di agricoltori, in un’assemblea tenutasi in Chieti il 9/6/1929 e successivamente riconosciuto come Consorzio di Bonifica ai sensi della Legge 30/12/23 n.3256, inizialmente con R.D. n 4843 del 19/07/29 e successivamente ai sensi del R.D.13/02/33 n.215 attraverso D.M. n.2864 del 4/8/33.
Il comprensorio consorziale, delimitato in un primo momento con lo stesso decreto di riconoscimento e successivamente ampliato con R.D. n° 8645 del 3/12/34, risulta avere una superficie di Ha 19.976, ricadente nei territori dei seguenti comuni della provincia di Chieti: Altino, Archi, Atessa, Casoli, Roccascalegna, Paglieta, Palombaro, Lanciano, Mozzagrogna, S.Eusanio del Sangro, S. Maria Imbaro, Castelfentano, Fossacesia, Perano e Torino di Sangro.
Con il D.P.R. n.1814 del 2/5/69, prende la denominazione di “Consorzio della bonifica frentana”, per la bonifica e l’irrigazione delle valli del Sangro, Aventino, Moro, Feltrino ed Osento, registrato alla Corte dei Conti il 16/7/69. Mediante aggregazione delle zone limitrofe, il comprensorio consortile viene di nuovo ampliato per un’estensione complessiva di Ha 45.106, comprendendo totalmente o parzialmente i territori comunali di Treglio, S. Vito Chietino, Rocca San Giovanni, Poggiofiorito, Casalbordino, Villalfonsina, Torino di Sangro, Atessa, Archi, Perano, Casoli, Guardiagrele, S.Eusanio del Sangro, Orsogna, Castelfrentano, Lanciano, Frisa, Ortona, Mozzagrogna, S.Maria Imbaro e Fossacesia.
Con la legge della Regione Abruzzo n.11 del 10/03/83, il territorio del Consorzio è ulteriormente ampliato, portando la superficie ad Ha 51.104, per un totale di 26 Comuni tutti in provincia di Chieti: Chieti, Altino, Archi, Atessa, Casalbordino, Casoli, Castelfrentano, Crecchio, Fossacesia, Frisa, Guardiagrele, Lanciano, Mozzagrogna, Orsogna, Ortona, Paglieta, Palombaro, Prano, Poggiofiorito, Rocca San Giovanni, Roccascalegna, S.Eusanio del Sangro, S.Maria Imbaro, S.Vito Chietino, Torino di Sangro, Treglio e Villalfonsina.
Ø            Il Consorzio di Bonifica in Sinistra Trigno e del Sinello, è derivato, invece, dalla fusione disposta con D.P. 1°dicembre 1952, dei preesistenti Consorzi in Sinistra Trigno e della bassa valle del Sinello, nonché dell’ampliamento del perimetro consorziale a tutto il territorio ricadente nei due comprensori di bonifica montana del “Trigno-Sinello” per la parte relativa alla provincia di Chieti, e del successivo ampliamento del perimetro con l’inclusione del bacino dell’Osento.
Precisamente, il 2/2/33 è stato costituito il Consorzio di Bonifica della bassa valle del fiume Trigno nella provincia di Chieti e Campobasso, sulla base degli elenchi dei proprietari e del tipo indicativo del perimetro.
Il 2/10/1942, il territorio del suddetto Consorzio è stato ampliato, estendendone il perimetro in destra Trigno, fino a farlo coincidere con quello di bonifica.
Il 22/06/46 avviene una scissione, che provoca la nascita di due nuovi Consorzi, l’uno in sinistra del Trigno, in provincia di Chieti con sede a Vasto e l’altro in destra del Trigno, in provincia di Campobasso con sede a Termoli.
In data 4/05/51 nasce formalmente il Consorzio di Bonifica della bassa valle del Sinello con sede in Vasto.
Il 1/12/51 il Consorzio in Sinistra Trigno e quello della bassa valle del Sinello si fondono in un unico Ente, assumendo la denominazione di “Consorzio di Bonifica Sinistra Trigno e Sinello”.
Il 26 settembre 1968, il territorio del Bacino dell’Osento, limitrofo al Consorzio di Bonifica in Sinistra Trigno e del Sinello, comprendente i territori comunali di: Casalbordino, Atessa, Scerni, Pollutri, Tornareccio, Paglieta, Villalfonsina e Torino di Sangro, con un’estensione complessiva di Ha. 12.160, è classificato ai sensi e per effetto del R.D. 13/02/33 n° 215, fra i comprensori di bonifica di seconda categoria.
Il 2/5/69 il territorio del bacino dell’Osento viene inglobato nel comprensorio del Consorzio Sinistra Trigno e del Sinello.
 
2.2. Il Consorzio e le sue finalità
Il Consorzio di Bonifica “SUD” Bacino Moro, Sangro, Sinello e Trigno, è ente di diritto pubblico ai sensi dell’art.862 del Codice Civile e dell’art.59 del R.D. 13 Febbraio 1933 n°215, ed ha sede provvisoria in Vasto.
Le finalità e le funzioni del Consorzio, fermo restando la competenza dell’Autorità di Bacino in materia di pianificazione secondo le norme di cui alla Legge n°183/89, e della programmazione provinciale in materia di difesa del suolo di cui all’art.15 della Legge n°142/90 in attuazione del Piano di Difesa del Territorio e di Bonifica previsto all’art.9, sono quelle indicate nell’art.11 della Legge Regionale 7 giugno 1996 n°36.
In particolare, il Consorzio esercita le funzioni relative a:
a)    realizzazione, manutenzione ed esercizio delle opere di bonifica e d’irrigazione;
b)    realizzazione, manutenzione di strade, acquedotti ed elettrodotti rurali;
c)    manutenzione e gestione di impianti di depurazione, qualora Comuni, Comunità Montane, Province, Regioni, Consorzi e Società tra altri Enti, decidano di affidarli a loro in concessione;
d)    realizzazione, manutenzione e gestione di impianti di produzione di energia;
e)    realizzazione di opere finalizzate alla manutenzione e ripristino ambientale e di protezione dalle calamità naturali mediante forestazione ed interventi di manutenzione idraulica;
f)     attività di progettazione relativa alle opere di cui alle precedenti con esclusione della lettera c. Per la progettazione e direzione lavori è ammesso il ricorso ad incarichi esterni solo se il direttore del Consorzio attesti la mancanza in organico di professionalità adeguata;
g)    ogni altro compito, connesso e funzionale alla difesa ed alla manutenzione del territorio, che sia espressamente affidato ai Consorzi dagli atti di programmazione della Regione, dell’Autorità di Bacino, dalla Provincia o dai Comuni o Comunità Montane, nell’ambito delle rispettive competenze.
Nell’ipotesi di cui alle lettere c) e d) del comma precedente, il Consorzio deve assicurare una gestione fondata su criteri di economicità, sulla rispondenza ai quali, il Presidente ed il Direttore, assumono responsabilità diretta e solidale con apposita certificazione.
Con L.R. n. 6 del 08/02/2005 sono state apportate modifiche alla L.R. n. 36/1996. Le modifiche hanno riguardato:
  • il comma 1 dell’art. 2  della L.R. n. 36/1996 (approvazione del Consiglio Regionale, su proposta della Giunta, della riclassificazione e ridelimitazione dei comprensori con ambiti territoriali, ove possibile, coincidenti con quelli previsti per la gestione degli atri servizi….);
  • il comma 1 dell’art. 9 (trasferimento alle Provincie dei compiti di programmazione in materia di bonifica integrale e di delimitazione dei perimetri di contribuenza sulla base della mappatura effettuata dai comuni interessati inserendoli nel piano di difesa del territorio e di bonifica, predisposto in osservanza del piano di bacino e, in assenza, alle direttive impartite dall’Autorità di bacino, ovvero dalla Giunta Regionale, settore agricoltura e foreste, relativamente a ciascun Consorzio di Bonifica compreso nel rispettivo territorio……);
  • il comma 2 dell’art. 2 che è abrogato;
  • il terzo periodo del comma 2 dell’art. 9 che è abrogato.
2.3. Il Comprensorio consortile
Il perimetro di competenza consortile del comprensorio ben più ampio di quello di contribuenza, risulta nella sua generalità dalla planimetria allegata alla delibera della Giunta Regionale d’Abruzzo n°800 del 07/04/1997, ed include i territori dei bacini idrografici in sinistra Trigno, del Sinello, dell’Osento, del Sangro, dell’Aventino fino al Parco Nazionale della Maiella, del Feltrino e del Moro.
Il territorio del Consorzio, di superficie totale di 189.861 Ha, è suddiviso in 5 distretti, identificati come segue:
 
N.
COMUNE
PROVINCIA
SUPERFICIE (Ha)
1
Vasto
Chieti
2614.13
2
Cupello
Chieti
3952.73
3
S.Salvo
Chieti
1961.00
4
Carunchio
Chieti
3239.0
5
Carpineto Sinello
Chieti
448.00
6
Castelguidone
Chieti
1487.00
7
Castiglione M.M.
Chieti
4019.00
8
Celenza sul Trigno
Chieti
2260.00
9
Dogliola
Chieti
1164.00
10
Fraine
Chieti
1610.00
11
Fresagrandinaria
Chieti
2479.00
12
Furci
Chieti
1129.00
13
Lentella
Chieti
1253.00.
14
Liscia
Chieti
802.00
15
Palmoli
Chieti
3286.00
16
Roccaspinalveti
Chieti
1316.00
17
S.Buono
Chieti
1670.00
18
S.Giovanni Lipioni
Chieti
867.00
19
Schiavi D’Abruzzo
Chieti
4528.00
20
Torrebruna
Chieti
2359.00
21
Tufillo
Chieti
2150.00
22
Montenero di Bisaccia
Campobasso
562.00
TOTALE
 
45.155,86
Tabella 1 – 1° Distretto- Sinistra Trigno
 
N.
COMUNE
PROVINCIA
SUPERFICIE (Ha)
1
Vasto
Chieti
4448.87
2
Pollutri
Chieti
2450.00
3
Casalbordino
Chieti
1323.00
4
Monteodorisio
Chieti
2537.00
5
Scerni
Chieti
3850.00
6
Atessa
Chieti
343.00
7
Carpineto Sinello
Chieti
2500.00
8
Casalanguida
Chieti
1359.00
9
Castiglione M.M.
Chieti
751.00
10
Cupello
Chieti
849.27
11
Furci
Chieti
1491.00
12
Gissi
Chieti
3603.00
13
Guilmi
Chieti
1298.00
14
Montazzoli
Chieti
3745.00
15
Roccaspinalveti
Chieti
1976.00
16
S.Buono
Chieti
833.00
17
Tornareccio
Chieti
1727.00
18
Monteferrante
Chieti
383.00
 
TOTALE
 
35.467,14
Tabella 2 – 2° Distretto-Bacino del Sinello
 
N.
COMUNE
PROVINCIA
SUPERFICIE (Ha)
1
Casalbordino
Chieti
3251.00
2
Atessa
Chieti
5000.00
3
Scerni
Chieti
256.00
4
Pollutri
Chieti
160.00
5
Tornareccio
Chieti
700.00
6
Paglieta
Chieti
842.00
7
Villalfonsina
Chieti
906.00
8
Torino di Sangro
Chieti
1725.00
 
TOTALE
 
12.840
Tabella 3 – 3^ Distretto-Bacino dell’Osento
 
N.
COMUNE
PROVINCIA
SUPERFICIE (Ha)
1
Atessa
Chieti
5660.00
2
Altino
Chieti
1516.00
3
Archi
Chieti
2818.00
4
Casoli
Chieti
6667.00
5
Castelfrentano
Chieti
1489.00
6
Fossacesia
Chieti
3008.00
7
Lanciano
Chieti
4609.00
8
Mozzagrogna
Chieti
1381.00
9
Paglieta
Chieti
2576.00
10
Palombaro
Chieti
1785.00
11
Perano
Chieti
628.00
12
Roccascalegna
Chieti
2263.00
13
S. Eusanio del Sangro
Chieti
2396.00
14
S. Maria Imbaro
Chieti
601.00
15
Torino di Sangro
Chieti
1506.00
16
Monteferrante
Chieti
1139.00
17
Bomba
Chieti
1813.00
18
Borrello
Chieti
1440.00
19
Civitaluparella
Chieti
2250.00
20
Civitella M. Raimondo
Chieti
1087.00
21
Colledimacine
Chieti
1139.00
22
Colledimezzo
Chieti
1106.00
23
Fallo
Chieti
599.00
24
Fara S. Martino
Chieti
630.00
25
Gamberale
Chieti
777.00
26
Gessopalena
Chieti
3142.00
27
Lama dei Peligni
Chieti
1580.00
28
Lettopalena
Chieti
1127.00
29
Montebello sul Sangro
Chieti
540.00
30
Montelapiano
Chieti
826.00
31
Montenerodomo
Chieti
2168.00
32
Palena
Chieti
1210.00
33
Pennadomo
Chieti
1133.00
34
Pietraferrazzana
Chieti
434.00
35
Pizzoferrato
Chieti
1845.00
36
Quadri
Chieti
741.00
37
Roio del Sangro
Chieti
1173.00
38
Rosello
Chieti
1929.00
39
Taranta Peligna
Chieti
840.00
40
Torricella Peligna
Chieti
3539.00
41
Villa S. Maria
Chieti
1618.00
TOTALE
 
74.198
Tabella 4 – 4°  Distretto-Bacino Sangro – Aventino
N.
COMUNE
PROVINCIA
SUPERFICIE (Ha)
1
Crecchio
Chieti
1348.00
2
Frisa
Chieti
1139.00
3
Guardiagrele
Chieti
3210.00
4
Orsogna
Chieti
1480.00
5
Ortona
Chieti
5140.00
6
Pennapiedimonte
Chieti
1350.00
7
Poggiofiorito
Chieti
992.00
8
Rocca San Giovanni
Chieti
2147.00
9
S.Vito Chietino
Chieti
1681.00
10
Treglio
Chieti
483.00
11
Lanciano
Chieti
2000.00
12
Castelfrentano
Chieti
700.00
TOTALE
 
21.670
Tabella 5 – 5° Distretto-Bacino Moro-Feltrino
Con Decreto del Presidente della G.R. n. 180 del 30.4.1998 viene individuato il limite di contribuenza del Consorzio “Sud” e corrisponde alle superfici indicate nella tabella riportata nel paragrafo 4.1.
3. RIFERIMENTI NORMATIVI
3.1. L’evoluzione della normativa sulla Bonifica
La predisposizione di un nuovo Piano di Classifica nasce dalla necessità di adeguarsi alla classificazione dell’intero territorio, nonché al più generale processo di riforma che ha investito la materia della bonifica, in particolare nell’ultimo decennio, e che ha determinato un profondo mutamento delle sue finalità e dei suoi compiti.
La ridefinizione del ruolo assegnato alla bonifica ha avuto, com’è ovvio, una ripercussione sull’attività svolta dai Consorzi e conseguentemente sui diversi benefici arrecati da tale attività.
Dal complesso contesto normativo emerge, con evidenza, l’ampiezza degli obiettivi assegnati oggi all’attività di bonifica.
I numerosi provvedimenti emanati da più di un secolo, sia in materia di bonifica, sia nei settori con essa interferenti, hanno creato un corpus legislativo che riconosce alla bonifica stessa ed ai suoi strumenti, un ruolo primario, sia ai fini dell’assetto e della tutela idrogeologica, sia della corretta utilizzazione delle risorse terra ed acqua.
Com’è noto, alla nozione di “bonifica integrale”, desumibile dalla Legge 13 febbraio 1933 n°215 ed evidenziata dall’art.857 c.c., sostanzialmente incentrata sui tradizionali obiettivi di valorizzazione del territorio e della produzione agricola, si è nel tempo sostituita una nozione allargata, ricomprendente la più ampia finalità di difesa del suolo e di tutela delle risorse idriche, nonché di protezione e tutela della natura e dell’ambiente.
Il lento evolvere di tale nozione nel nostro ordinamento, frutto anche dell’ampio dibattito che ha preceduto, accompagnato e talvolta seguito l’adozione dei diversi testi legislativi nazionali e regionali, è passato attraverso alcune tappe fondamentali, che conviene di seguito ricordare al fine di comprendere appieno la necessità di revisione del Piano di Classifica.
Prescindendo dalle norme che consentirono l’enucleazione della nozione originaria, legata al risanamento idraulico del suolo e in special modo dei terreni paludosi (L. 25/6/1882 n°869, T.U. 22 marzo 1890, n°195), e alle successive norme in tema di Consorzi irrigui e di promozione dello sviluppo agricolo dei territori per qualsiasi causa arretrati (T.U. 30/12/1923 n°3256, R.D.L. 18/05/1924 n°753), che fanno ormai parte della storia, occorre riferirsi in primo luogo alla legislazione speciale, ancor oggi in larga parte vigente dettata con il R.D. 13/02/1933 n°215.
Tale testo normativo consacrò la nozione di bonifica integrale, felicemente delineata dal Bagnulo come “redenzione mediante l’esecuzione di opere volte a conseguire rilevanti vantaggi igienici, demografici, economici o sociali, di quelle parti del territorio nazionale che, per dissesto idrogeologico o per altre cause fisiche o sociali, si trovassero in condizioni arretrate di coltura ed apparissero suscettibili di notevoli miglioramenti “.
In quest’ottica, i compiti attribuiti alla bonifica, avevano per oggetto principale la progettazione, l’esecuzione, l’esercizio e la manutenzione di opere e di interventi pubblici di varia natura, il coordinamento di questi con quelli da effettuarsi a carico dei privati ed il controllo sulla loro effettiva realizzazione, la vigilanza sulle opere e sul territorio comprensoriale, nonché l’assistenza a favore dei Consorziati.
Il legislatore del 1942, con gli articoli del Codice Civile dall’857 all’865, si limitò a ribadire i principi ispiratori della materia contenuti nella legge speciale, riferendosi ad essa con richiami impliciti ed espliciti.
Il legislatore statale fornì, quindi, i principi normativi sulla scorta dei quali venne per lungo tempo amministrata la bonifica.
Nel 1966 l’alluvione che sconvolse la città di Firenze, condusse la nomina della Commissione per lo studio della sistemazione idraulica e della difesa del suolo, meglio nota con il nome del suo presidente Giulio De Marchi, il cui contributo, unitamente a quello dell’indagine parlamentare sulla difesa del suolo a cura delle Commissioni lavori pubblici ed agricoltura del Senato ed a quello della Conferenza nazionale delle acque, fu fondamentale, poiché fu delineato un quadro, mai prima di allora tracciato, dei problemi tecnici economici, legislativi ed amministrativi, che dovevano essere affrontati per garantire la sicurezza idrogeologica del territorio.
Il processo di mutamento dell’assetto sopra indicato, iniziò con i cosiddetti piani verdi degli anni ’60, ebbe una tappa fondamentale con il trasferimento delle funzioni alle Regioni e culminò, come disegno normativo, con la recente legislazione di riforma statale e regionale.
La materia della bonifica fu demandata a seguito del DPR 15 gennaio 1972 n°11, alla competenza delle Regioni, cui spettano (ex. art.117 Cost.) le funzioni amministrative in materia di agricoltura e foreste. Questo primo trasferimento diede luogo ad una frammentazione di competenze fra Stato e Regioni, superata solo con l’emanazione del DPR 24 luglio 1977 n°616, con il quale fu attuato e completato il decentramento funzionale anche in materia di agricoltura e foreste.
Il quadro che emerse a seguito di tale secondo trasferimento, vide la bonifica collocata in una intelaiatura di funzioni ricca ed articolata, che ricomprendeva, oltre alla stessa attività di bonifica idraulica, altre, inerenti la difesa, l’assetto ed utilizzazione del suolo, la protezione della natura, la tutela dell’ambiente, la salvaguardia e l’uso delle risorse idriche.
Si pose quindi il problema per le Regioni, oltre che di attualizzare gli interventi scorporando funzioni e compiti divenuti desueti (ad esempio manutenzione ed esercizio delle teleferiche), e competenze attratte in altri settori amministrativi (ad esempio l’acquedottistica rurale), di “riconvertire” le funzioni trasferite in un quadro di programmazione, riordinando anche dal punto di vista legislativo il settore.
Spettava in altri termini alle Regioni adattare il regime della bonifica al mutato quadro istituzionale ed al rinnovato contesto di competenze.
3.2. La legislazione di riordino della Regione Abruzzo e della Regione Molise
Ø     Legge Regionale 10 marzo 1983, n° 11 – Normativa in materia di Bonifica (B.U.R.A. n. 13 del 1 aprile 1983)
L’articolo 1 fissa le finalità e le funzioni dei Consorzi di Bonifica.
In sintesi: le opere e gli interventi hanno l’obiettivo di migliorare il reddito dell’agricoltura, lo sviluppo della produzione agricola, l’assetto del territorio, la difesa del suolo e dell’ambiente.
Le finalità sono perseguite nel quadro della programmazione economica nazionale, regionale e sub-regionale (Comunità Montane).
Per le funzioni dei Consorzi si fa riferimento al R.D. 13 febbraio 1933 n. 215 e successive integrazioni.
I Consorzi di Bonifica sono organismi tecnici e operativi delle Comunità Montane e degli altri enti territoriali.
Il Comitato Regionale per la Bonifica previsto all’art. 22 della L.R. si occupa dello studio, predisposizione degli interventi di bonifica, verifica della compatibilità dei programmi e dei progetti di bonifica con i programmi della Regione, delle Comunità Montane e degli altri Enti territoriali (art. 3).
Il Consiglio Regionale provvede al riordino (art. 4) dei Consorzi di Bonifica in funzione dei sistemi idrici della Regione sulla base delle accertate esigenze.
Ciascun Consorzio di Bonifica provvede alla predisposizione del piano generale di bonifica (art. 16) nel rispetto della programmazione regionale, dei piani di sviluppo economico-sociali, urbanistici e di quelli economico-sociali delle Comunità Montane.
Spettano al II Dipartimento – Settore Agricoltura, Foreste ed Alimentazione (art. 21) le funzioni di:
–     indirizzo e coordinamento dei Consorzi di Bonifica;
–     rispetto dei programmi e delle priorità approvate dal Consiglio Regionale;
–     istruttoria di pratiche riguardanti la bonifica e che siano di competenza degli organi della Regione.
Ø     Legge Regionale 7 giugno 1996, n° 36. – Adeguamento funzionale, riordino e norme per il risanamento dei Consorzi di Bonifica (B.U.R.A.)
La legge è finalizzata al risanamento, alla riduzione del numero ed alla ridefinizione delle funzioni dei Consorzi di Bonifica (art. 1). Inoltre, fissa le modalità per la determinazione dei perimetri di contribuenza (art. 2), con riferimento al R.D. n° 215 del 1933.
Si trasferiscono alle Province, in attuazione degli artt. 14 e 15 della L.142/90, i compiti di programmazione in materia di opere di bonifica integrale (art 9). Le Province, in osservanza delle indicazioni del Piano di Bacino o della Giunta Regionale, predispongono il “Piano di Difesa del Territorio e di Bonifica”. Tale piano costituisce lo strumento programmatorio, come previsto dall’art. 15 lett. C della L.142/90.
Le Province, inoltre, individuano e disciplinano gli interventi demandati alla competenza dei Consorzi di Bonifica (art.11) già elencate nel paragrafo 2.2.
L’art. 12 definisce le modalità di riparto degli oneri a carico degli immobili agricoli ed extragricoli in base al “Piano di Riparto” e quelle di emissione dei ruoli.
Ø     Decreti n° 208, 209, 210, 211, 212 del 6/5/1997, n° 145, 146 del 9/4/1998, n° 179 e 180 del 30/4/1998 e n° 237 del 27/5/1998 (bollettino ufficiale della Regione Abruzzo n° speciale del 26/06/1998).
Con i decreti n°208, 209, 210, 211 e 212 si nominano i Commissari dei cinque nuovi Consorzi individuati nella regione Abruzzo in base alla Legge n.36 del 1996.
I decreti n 145, 146, 179, 180 e 237 individuano i perimetri di contribuenza dei suddetti Consorzi.
Ø     Legge Regionale 21 Novembre 2005, n.42 – “Adeguamento e riordino dei Consorzi di Bonifica” (bollettino ufficiale della Regione Molise n°34 del 01/12/2005).
L’articolo 8 “Classificazione del territorio e ridelimitazione dei comprensori consortili”, comma 3, sancisce la cessazione di appartenenza dei terreni in agro di Triveneto al Consorzio di Bonifica Sud. Pertanto, nel presente piano vengono esclusi dal perimetro di contribuenza gli immobili appartenenti al comune di Trivento.
 
3.3. I compiti della Bonifica tra passato e presente
Parallelamente all’evolversi della nozione di bonifica, sono andati modificandosi ed arricchendosi le finalità ed i compiti della stessa e quindi l’attività svolta dai Consorzi, con una diretta ripercussione sui diversi benefici arrecati dall’attività medesima, i quali, costituendo la principale condizione che legittima l’imposizione contributiva consortile, assumono singolare rilievo nella redazione del Piano di Classifica.
Dall’esame della legislazione statale e regionale, ma anche dallo stesso statuto consortile, emerge, come sopra accennato, una nuova determinazione delle finalità della bonifica nel più ampio concetto della difesa del suolo, dell’ambiente e della tutela ed utilizzazione delle risorse idriche, con conseguente ridefinizione quantitativa delle funzioni affidate ai Consorzi, nonché una diversa caratterizzazione qualitativa, dovuta principalmente al mutato contesto funzionale (piani di bacino, piano paesistico, vincoli ambientali, ecc.).
Se nel 1933 e sostanzialmente, come abbiamo visto, fino agli anni settanta, i compiti attribuiti alla bonifica avevano per oggetto principale la progettazione, l’esecuzione, l’esercizio e la manutenzione di opere e di interventi pubblici di varia natura, il coordinamento di questi con quelli da effettuarsi a carico dei privati ed il controllo sulla loro effettiva realizzazione, la vigilanza sulle opere e sul territorio comprensoriale, nonché l’assistenza a favore dei Consorziati, si può affermare che l’azione assegnata alla bonifica, pur avendo una rilevante incidenza sull’assetto complessivo del territorio e sulla sua infrastrutturazione, fosse sostanzialmente tesa alla conservazione ed alla valorizzazione del suolo a scopi produttivi.
Con l’espandersi dell’uso urbano, industriale ed infrastrutturale del territorio e con la trasformazione di quello agricolo, gli equilibri raggiunti circa il contenimento dei fenomeni fisici naturali e le destinazioni d’uso del territorio extra urbano, iniziano ad incrinarsi.
Infatti, il superamento della tradizionale distinzione fra territorio urbano e territorio rurale e la crescente interdipendenza fra i due, nonché la moltiplicazione degli effetti negativi dello sviluppo industriale (inquinamento, degrado ambientale, ecc.), conducono, da un lato, all’abbandono di alcuni interventi tradizionali della bonifica e dall’altro, al progressivo intensificarsi di interventi finalizzati alla salvaguardia di interessi generalizzati sul territorio, a qualunque uso destinato.
Con l’emanazione della Legge statale n.183 del 1989 si introducono importanti novità. I Consorzi vengono, infatti, configurati come una delle istituzioni principali per la realizzazione degli scopi della difesa del suolo, del risanamento delle acque, di fruizione e gestione del patrimonio idrico per gli usi di razionale sviluppo economico e sociale, di tutela degli interessi ambientali ad essi connessi.
Diamo da ultimo conto della recente approvazione della Legge 5 gennaio 1994, n°36 (cosiddetta Legge Galli), che riforma radicalmente la disciplina delle risorse idriche e la Legge n°37 del 5 gennaio 1994, senza soffermarci su aspetti quali la totale pubblicizzazione del patrimonio idrico, il venir meno della piena ed incondizionata disponibilità delle acque esistenti sul fondo agricolo o i limiti imposti al proprietario del fondo sull’utilizzazione di tali acque, utilizzazione che rimane comunque condizionata all’adozione di un provvedimento da parte della pubblica amministrazione, ci interessa sottolineare il ribadito essenziale ruolo svolto dai Consorzi di Bonifica.
La legge quadro sulle risorse idriche, nel confermare le primarie funzioni dei Consorzi nella gestione delle acque ad usi prevalentemente irrigui, affida ai medesimi funzioni in materia di usi plurimi, con riguardo sia alla realizzazione e gestione di impianti per l’utilizzazione delle acque reflue in agricoltura, sia alla possibile utilizzazione delle medesime per altri usi (approvvigionamento di impianti industriali, produzione di energia elettrica, ecc.), all’unica condizione che l’acqua torni indenne all’agricoltura.
Si può quindi affermare che i Consorzi si trovano oggi ad operare in una realtà giuridico-istituzionale profondamente diversa rispetto a quella del passato essendo la bonifica configurata, sia nella legislazione statale sia in quella regionale, come uno strumento ordinario di gestione del territorio; ciò si traduce, sul piano operativo, nella necessità di indirizzare la propria attività al di là degli interventi di sicurezza idraulica del territorio e dell’irrigazione, verso finalità complessive di protezione dello spazio rurale, di salvaguardia del paesaggio e dell’ecosistema agrario, di tutela della quantità e qualità delle acque, settori questi in cui il Consorzio è stato estremamente presente ed attivo.
3.4. Il potere impositivo
Il Consorzio ha il potere di imporre contributi alle proprietà consorziate per far fronte al concreto esercizio dei compiti, come sopra delineati, nonché per il funzionamento dell’apparato consortile.
Il legislatore espressamente stabilisce quali siano gli elementi costitutivi dell’obbligo di contribuzione.
L’art.10 del R.D. 13 febbraio 1933 n°215 e l’art.860 del codice civile, infatti, dichiarano tenuti alla contribuzione di bonifica “i proprietari degli immobili del comprensorio che traggono benefici dalla bonifica”.
Pertanto ai fini della legittimazione del potere impositivo del Consorzio, è necessario che ricorrano due soli presupposti:
1. l’inclusione degli immobili  nel perimetro di contribuenza;
2. la configurabilità di un beneficio ai beni immobili medesimi come conseguenza delle opere di bonifica.
Sul punto si è del resto più volte espressa la giurisprudenza, sia della suprema Corte di Cassazione sia delle Corti di merito ritenendo, da un lato, necessaria e sufficiente, per assoggettabilità al potere impositivo, la configurazione dei due predetti presupposti di legge e, dall’altro, conseguentemente, insufficiente la presenza di uno solo di essi, essendo fra loro in rapporto di imprescindibile concorrenza.
Pertanto, se da un lato, l’inclusione degli immobili entro il perimetro del comprensorio non implica di per sé l’obbligo di corrispondere i contributi consortili, dall’altro, la giurisprudenza ha ritenuto ininfluente sul potere impositivo del Consorzio la mancata delimitazione del perimetro di contribuenza, ribadendo come tale potere impositivo discenda direttamente dalla legge e precisando come la delimitazione in parola non assurga a presupposto né tanto meno a titolo dell’obbligo de quo.
3.5. La spesa consortile ed il suo riparto
Per quanto riguarda le spese, alle quali i proprietari dei beni immobili, situati nell’ambito di un comprensorio di bonifica, sono obbligati a contribuire in ragione del beneficio che traggono dall’attività di bonifica e prescindendo dall’onere imposto per l’esecuzione delle opere, onere attualmente, ad esclusione delle opere private obbligatorie, a totale carico della finanza pubblica, occorre in primo luogo riferirsi, oltre ai già ricordati articoli 860 c.c. e 10 del R.D. 215/1933, agli articoli 17 del R.D. 215/1933 e 27, lett. D, della Legge 25 luglio 1952 n°991.
La prima norma pone a carico dei proprietari degli immobili, situati entro il perimetro di contribuenza, la manutenzione e l’esercizio delle opere di competenza statale; analogamente dispone la L.991/1952 per quanto attiene alle opere irrigue di montagna.
L’art.59 del R.D. 215/1933 conferisce, inoltre, ai Consorzi il potere di imporre contributi alle proprietà consorziate per l’adempimento dei loro fini istituzionali.
Pertanto, accanto alle spese occorrenti per l’esecuzione, la manutenzione e l’esercizio delle opere di bonifica, la legge pone a carico dei proprietari interessati le spese necessarie al funzionamento dell’Ente.
La giurisprudenza ha peraltro chiarito che, anche per tali spese, l’imposizione di contribuzione resta subordinata alla ricorrenza dei presupposti stabiliti dalla legge, essendo detti esborsi comunque riconducibili all’onere economico complessivo che l’opera di bonifica richiede.
Pertanto anche gli oneri inerenti all’attività amministrativa ed organizzativa dell’Ente sono ripartiti fra i proprietari dei beni immobili situati nell’ambito del comprensorio, in ragione del beneficio che traggono dall’attività di bonifica.
La legge determina direttamente i requisiti per la spettanza del potere impositivo e l’assoggettamento ad esso a carico dei proprietari; viceversa, la quantificazione dei singoli contributi è rimessa dalla legge alle decisioni discrezionali del Consorzio, tenuto ad applicare al caso concreto il principio della corrispondenza o della proporzionalità del contributo rispetto al beneficio conseguito o conseguibile dall’opera consortile.
Il Consorzio è pertanto investito, come vedremo, di funzioni e compiti discrezionali e perequativi che si sostanziano nella valutazione comparativa dei rispettivi vantaggi, attuali o futuri, diretti ed indiretti e della conseguente ripartizione parcellare fra i soggetti chiamati alla contribuenza.
Nessuna discrezionalità è viceversa riconosciuta al Consorzio in ordine alla determinazione dell’entità delle spese da ripartire: esse devono corrispondere all’effettivo onere sostenuto anno per anno e risultante dalla contabilità.
L’art.11 del R.D. 215/1933 prevede peraltro un duplice criterio di riparto, provvisorio e definitivo, delle spese inerenti alla bonifica: in via definitiva la ripartizione della spesa sarà effettuata in proporzione ai benefici effettivamente conseguiti; in via provvisoria, sulla base di indici approssimativi e presuntivi del beneficio conseguibile.
Poiché la norma non distingue fra le spese di esecuzione e quelle di manutenzione ed esercizio, si deve ritenere legittimo il riparto provvisorio anche delle spese di manutenzione ed esercizio.
Per quanto riguarda in particolare le spese di funzionamento ex art.59 del R.D. 215/1933, l’art.8 del DPR 23 giugno 1962 n°947 impone che esse corrispondano a quelle risultanti dal bilancio di previsione dell’anno cui si riferisce il riparto.
Secondo il Consiglio di Stato anche la determinazione dei contributi per la manutenzione e l’esercizio deve ispirarsi ad analogo criterio.
Quindi, ai fini della ripartizione provvisoria dei contributi, il Consorzio ha provveduto ad individuare il beneficio conseguibile, sulla base di indici approssimativi e presuntivi, fermo restando il riferimento al bilancio di previsione per il riparto della spesa.
Ciò implica ovviamente l’obbligo di ripartire annualmente i contributi consortili, prendendo a base, a seconda della tipologia di spesa, le risultanze della contabilità ovvero le previsioni di bilancio e applicando i criteri fissati per la determinazione del beneficio.
3.6. Beneficio di Bonifica
Per quanto concerne la configurazione del beneficio è necessario accertare l’esistenza di un vantaggio, anche solo potenziale, di tipo fondiario (cioè direttamente incidente sull’immobile) in derivazione causale con l’opera di bonifica.
E’ inoltre possibile distinguere, secondo un orientamento giurisprudenziale che va sempre più affermandosi, fra un beneficio diretto ed un beneficio indiretto, mentre non è pacifica la configurazione di un beneficio generico o generale.
Pertanto le qualificazioni del beneficio assunte dal presente Piano sono le seguenti:
1. Il beneficio attuale, ossia quello effettivamente conseguito dagli immobili gravati dalla contribuenza, che corrisponderà quindi ai contributi definitivi, in contrapposizione al beneficio potenziale, ossia al beneficio conseguibile, sulla base d’indici approssimativi e presuntivi, dagli immobili gravati dal contributo provvisorio;
2. Il beneficio diretto, e cioè ricollegabile direttamente alla funzione specifica e primaria dell’opera di bonifica, in contrapposizione al beneficio indiretto, e cioè all’utilità accessoria che le opere di bonifica sono suscettibili di arrecare in aggiunta a quella specifica, in altre parole all’utilità specifica, ma di minore intensità, conseguita o conseguibile.
I criteri per la determinazione del beneficio rientrano nella sfera discrezionale del Consorzio; l’art.11 del R.D. 215/1933 stabilisce che essi siano fissati negli statuti dei Consorzi ovvero deliberati successivamente.
L’individuazione dei benefici, in linea di fatto, appartiene alla scienza dell’estimo e, in linea di diritto, sembra corretto far riferimento alle funzioni/attività svolte dal Consorzio che consentono di deliberare sinteticamente i seguenti benefici:
1     di infrastruttura idraulica, bonifica e di tutela del territorio;
2     irriguo;
3     degli scarichi.
Detti benefici sono stati individuati e motivati sulla base di scelte discrezionali amministrative e tecniche improntate a principi di logicità, razionalità ed uguaglianza, e sulla scorta delle attività svolte dal Consorzio nel corso degli anni.
3.7. Gli immobili soggetti a contributo
Gli articoli 2 e 3 del R.D. 215/1933 prevedono due tipologie comprensoriali: di prima e di seconda. Si tratta pertanto di due comprensori distinti, non necessariamente coincidenti.
E’ pacifico, come è stato più volte ribadito dalla dottrina (Jandalo, De Martino, Pescatore, Albano, Greco), che, ai soli effetti dell’addebito dei costi di costruzione, il perimetro di contribuenza possa essere meno esteso di quello di bonifica poiché nel primo sono esclusi gli immobili che traggono vantaggio dalle sole opere a totale carico dello Stato.
Era invece controverso in dottrina se il perimetro di contribuenza potesse abbracciare terreni situati al di là del comprensorio di bonifica e quindi risultare più esteso di questo, nel caso in cui il beneficio delle opere si estendesse ad immobili situati fuori dal comprensorio classificato.
Per quanto riguarda gli immobili gravati dal contributo, essi sono, come abbiamo visto, quelli compresi nel perimetro di contribuenza e che traggono beneficio dalle opere di bonifica.
In relazione al primo presupposto, con riguardo ai beni aventi natura di costruzioni, esso ricorre anche quando il proprietario di esse non sia anche proprietario dei fondi su cui insistono.
In applicazione di tale principio, enunciato dalla Cassazione, l’obbligo contributivo grava, ad esempio, anche a carico dell’ENEL quale titolare di servitù di elettrodotto sui fondi siti nel comprensorio di bonifica quando l’Ente sia proprietario su detti fondi di impianti ed installazioni (cabine, stazioni, sostegni, ecc.), in relazione ai vantaggi tratti da dette costruzioni dalle opere di bonifica.
Poiché la legge non introduce alcuna distinzione fra le categorie di immobili, non vi è inoltre alcun dubbio che, come desumibile dal testo stesso dell’art.10 del R.D. 215/1933, anche gli immobili del pubblico demanio siano soggetti alla contribuzione, né la legge sembra ammettere alcun tipo di esenzione.
Un problema, non tanto di esenzione quanto di configurabilità anomala del beneficio, si potrebbe porre per le infrastrutture e gli edifici che, accanto alle opere di bonifica, concorrono al conseguimento delle finalità di bonifica e quindi alla creazione del beneficio.
Rispetto a tali immobili, la cui destinazione possa essere considerata strumentale nei riguardi della bonifica, è stata sostenuta (Jandalo), la non assoggettabilità al contributo.
Nessuna esenzione è viceversa prevista per gli immobili che adempiono a compiti di servizio pubblico (quali strade, chiese, cimiteri ed altri edifici di pubblica utilità), e che possano concorrere alla “civilizzazione del territorio”; rispetto a tali beni tuttavia, proprio in considerazione dell’uso e dell’utilità collettiva, è apparso giustificato adottare parametri di valutazione più attenuati.
Per quanto riguarda infine il problema dell’assoggettabilità a contributo degli immobili extra agricoli occorre evidenziare come, fin dalla Legge Baccarini del 1882, sia sempre stato pacifico che la contribuenza consortile possa essere agricola ed extra agricola.
Tale indicazione è stata ripresa da tutta la legislazione successiva e confermata in particolare dal R.D. 215/1933 (artt.3,10,11,59), e dal codice civile (art.860), norme che, come detto, non introducono alcuna distinzione fra proprietà urbana e proprietà agricola.
Dalla legislazione statale emerge chiaramente che l’attività di bonifica non è rivolta solo alla sistemazione, conservazione e valorizzazione delle aree agricole al fine di renderne ottimali l’assetto e la connessa produttività, essa è, infatti, diretta anche alla regimazione idrogeologica, alla difesa da eventi naturali dannosi, alla valorizzazione economica e sociale dell’intero territorio ricadente nel comprensorio.
Infine pare opportuno evidenziare come la sottomissione a contributo degli immobili extra agricoli, in quanto ricadenti in un comprensorio di bonifica e in quanto traggono da essa un beneficio, emerga chiaramente dalle circolari Serpieri degli anni 30 come da quelle più recenti del ’60 nonché dalla ormai consolidata giurisprudenza.
Mentre per gli immobili agricoli la spettanza del contributo non è mai stata messa in discussione e l’unico problema che si è posto in giurisprudenza è stato quello relativo al soggetto passivo dell’onere, recentemente, per quanto riguarda gli immobili extra agricoli, è sorta qualche controversia per gli immobili collocati in aree urbanizzate e soggette al pagamento del canone per il servizio di fognatura, in alcuni casi si è ricorso alla Legge Merli per sottrarsi all’obbligo di contribuzione. Ma occorre considerare che la presenza di un sistema fognario comunale ed il pagamento del relativo canone, non esclude affatto la configurabilità di un beneficio tratto dalle opere di bonifica ovvero dall’attività di vigilanza, esercizio e manutenzione effettuata dai Consorzi e non esclude pertanto il conseguente obbligo di pagamento del contributo di bonifica.
Le funzioni di bonifica e quelle di fognatura non sono infatti tra loro assimilabili, né sono assimilabili i rispettivi interessi e scopi.
I primi riguardano la difesa del suolo e la corretta regimazione delle acque e quindi la salvaguardia complessiva del territorio e degli insediamenti esistenti, nonché l’allontanamento delle acque, comprese quelle urbane, attraverso i canali consorziali.
I secondi riguardano invece la raccolta delle acque urbane, la qualità degli scarichi e la tutela dall’inquinamento.
Diversi sono quindi i servizi e gli Enti che vi provvedono, attraverso l’esercizio e la manutenzione di opere anch’esse distinte, pertanto devono essere distinti anche i contributi.
3.8. Caratteri giuridici del contributo
Quanto alla natura giuridica dei contributi di bonifica, si tratta com’è noto, secondo quanto disposto dall’art.21 del R.D. 215/1933, di oneri reali.
Essi, per costante indirizzo giurisprudenziale, costituiscono entrate a carattere tributario e sono riscossi in base alla normativa che regola l’esazione delle imposte dirette.
Il credito del Consorzio nei confronti del proprietario è garantito da privilegio speciale sull’immobile; il privilegio, peraltro, sorge con l’iscrizione nel registro speciale tenuto presso l’ufficio del R.R.I.I., ai sensi dell’art.9 della Legge 5 luglio 1928 n°1760.
I contributi di bonifica si risolvono pertanto in obbligazioni pubbliche a prestazione patrimoniale imposta a privati e come tali sono retti dal principio fondamentale contenuto nell’art.23 della Costituzione.
A tale proposito la Corte Costituzionale ha precisato l’infondatezza della questione di incostituzionalità degli artt.11 e 59 del R.D. 215/1933 che, come abbiamo visto, consentono l’imposizione del contributo, in riferimento all’art.23 Cost.
4.         CARATTERISTICHE DEL TERRITORIO CONSORTILE
 
4.1. Dati fisico – amministrativi
Il Consorzio di Bonifica “Sud”, ha una superficie consorziata comunale di Ha 137.922 di cui Ha 118.000 assoggettati a contribuenza (Decreto Presidente Regione Abruzzo n. 180 del 30.4.1998). Rispetto alla delibera della Giunta Regionale d’Abruzzo n°800 del 07/04/1997 con il suddetto Decreto sono stati tolti dalla contribuenza diversi comuni montani. Pertanto i comuni consorziati sono 45 di cui 44 in Provincia di Chieti e 1 in Provincia di Campobasso.
Nella tabella 6 si riportano i comuni rientranti nel comprensorio consortile con le relative superfici:
 
N.
Comune
Sup. consortile
Tot. (Ha)
Sup. amministrativa
sottoposta a contribuenza (Ha)
1
Altino
1.516
1.516
2
Archi
2.818
2.818
3
Atessa
11.003
11.003
4
Carpineto Sinello
2.948
2.558
5
Casalanguida
1.359
1.359
6
Casalbordino
4.574
4.574
7
Casoli
6.667
6.092
8
Castel Frentano
2.189
2.189
9
Celenza sul Trigno
2.260
2.260
10
Cupello
4.802
4.802
11
Dogliola
1.164
1.164
12
Fossacesia
3.008
3.008
13
Fresagrandinaria
2.479
2.479
14
Frisa
1.139
1.139
15
Furci
2.620
2.620
16
Gissi
3.603
3.603
17
Guardiagrele
5.635
2.100
18
Lanciano
6.609
6.609
19
Lentella
1.253
1.253
20
Montenero di Bisaccia
9.301
562
21
Monteodorisio
2.537
2.537
22
Mozzagrogna
1.381
1.381
23
Orsogna
2.524
976
24
Ortona
7.019
5.148
25
Paglieta
3.148
3.148
26
Palmoli
3.276
3.276
27
Palombaro
1.785
23
28
Perano
628
628
29
Poggiofiorito
992
495
30
Pollutri
2.610
2.610
31
Rocca San Giovanni
2.147
2.147
32
Roccascalegna
2.263
1.188
33
S. Eusanio del Sannio
2.396
2.396
34
San Buono
2.503
2.503
35
San Giovanni Lipioni
867
867
36
San Salvo
1.961
1.961
37
San Vito Chietino
1.681
1.681
38
Santa Maria Imbaro
601
601
39
Scerni
4.106
4.106
40
Torino di Sangro
3.231
3.231
41
Tornareccio
2.427
2.427
42
Treglio
483
483
43
Tufillo
2.510
2.510
44
Vasto
7.063
7.063
45
Villalfonsina
906
906
Totale
137.922
118.000
Tabella 6 – Comuni compresi nel comprensorio consortile
4.2. Confini consortili
Il perimetro consortile si estende come segue:
Nord-Est lungo il litorale Adriatico della località Mucchie, a Nord del porto di Ortona, fino all’asse della foce del Trigno;
A Sud-Est lungo l’asse del fiume Trigno dalla foce alla confluenza con il fiume Sente;
A Sud-Ovest lungo l’asse del fiume Sente, dalla confluenza con il Trigno alla sorgente, proseguendo lungo il confine con la Regione Molise (Provincia di Isernia) fino al fiume Sangro;
Ovest lungo l’asse del fiume Sangro dal confine regionale con il Molise, in sinistra idrografica, fino al confine con la provincia dell’Aquila, proseguendo lungo la perimetrazione Sud-Est del Parco della Maiella fino ad incontrare il limite del territorio comunale di Guardiagrele;
Nord-Ovest dall’incontro con la perimetrazione Sud-Est del Parco con il confine del Comune di Guardiagrele e proseguendo lungo detto confine fino a Colle Martino, dove segue la strada provinciale per Orsogna, raggiunge il mare a Nord del Porto di Ortona in località Mucchie.
4.3. Aspetti Idrologici
4.3.1.   Comprensorio Irriguo della Frentana:
La circolazione idrica superficiale è condizionata dal regime delle precipitazioni, dalla permanenza del manto nevoso e dai consistenti contributi sorgentizi.
Agli elementi di formazione degli afflussi e dei deflussi, si aggiunga la funzione regolatrice del bacino attraverso le sue caratteristiche idrogeomorfologiche e vegetazionali.
Pertanto, i contributi medi unitari annui variano notevolmente da caso a caso, risultando minimi per bacini piccoli, di bassa quota e carenti di apporti sorgentizi. I dati di deflusso fluviale oggetto di studio sono quelli pubblicati dalla Sezione di Pescara del Servizio Idrografico nel periodo compreso fra il 1957 e il 1986.
I fiumi considerati e le relative stazioni sono riportati in tabella 7, mentre gli elementi caratteristici delle suddette stazioni sono riassunti nella tabella 8, dove sono riportati i valori derivati o calcolati in base ai dati riportati nella sezione 2 degli annali del Servizio Idrografico.
Ai fini dell’individuazione delle caratteristiche fluviali, particolare interesse assumono i valori del contributo medio, del coefficiente di deflusso e della portata media annua (valori riassunti in tabella 8).
Dall’analisi di questi ultimi si evince che:
Il Sangro come già accennato, risulta il fiume con portata più consistente, a valle raggiunge portate medie annue dell’ordine di 30 mc/s (stazione di Sangro e Paglieta) con un contributo medio annuo di 20,3 l/s per Kmq e un coefficiente di deflusso di 0,54.
Nelle stazioni del Sangro, a monte, i valori di contributo medio e del coefficiente di deflusso diminuiscono, il primo principalmente perché gli apporti sorgentizi sono minori e il secondo perché le portate medie sono più basse, in quanto, più bassi sono i valori di superficie del bacino idrografico. Si consideri comunque che la geomorfologia del bacino è variabile e conseguentemente i valori di deflusso non sono proporzionali alla superficie del bacino corrispondente.
A queste ultime considerazioni si aggiunga che gli invasi artificiali (“lago di Bomba e lago di Casoli”) inseriti nel Comprensorio, e la conseguente regolazione dei rilasci dalle dighe per usi principalmente idroelettrici, rendono i deflussi fluviali degli alvei interessati a regime torrentizio.
Il fiume Aventino, come si può osservare nella tabella 8, ha una portata media annua (stazione di Vicenne) di circa 4,4 mc/s, un coefficiente di deflusso di 0,78, un contributo medio annuo di circa 22 l/s per Kmq e un bacino idrografico abbastanza limitato di 201 Kmq.
Il torrente Zittola nella stazione di Montenero, che sottende un bacino di 32 Kmq, presenta una portata media annua di 1,09 mc/s, un contributo medio annuo di 34,06 l/s per Kmq e un coefficiente di deflusso di circa 0,73; questo torrente ha un corso abbastanza breve ed è uno dei primi affluenti del Sangro.
Il Feltrino è tra i fiumi considerati il meno consistente, esso infatti presentando un bacino idrografico limitato (50 Kmq) ha una portata media annua di 0,34 mc/s, un contributo medio annuo molto modesto (6,8 l/s per Kmq) e un coefficiente di deflusso di 0,32.
Il fiume Verde, invece, pur se con un bacino idrografico modesto (42 Kmq), presenta caratteristiche del tutto particolari (come si vede nella tabella 8). Si notino i valori elevati del contributo medio annuo (66,19 l/s per Kmq) e del coefficiente di deflusso (2,04) che corrisponde ad un rapporto deflussi/afflussi di 2:1.
Queste caratteristiche sono la conseguenza dei cospicui apporti sorgentizi che alimentano questo fiume, che peraltro presenta una portata annua pressoché costante, addirittura raggiungendo un picco estivo nei mesi di maggio, giugno e luglio.
Tranne il fiume Verde, gli altri presentano caratteristiche comuni, corrispondenti ai tipici fiumi a carattere torrentizio, con massimo deflusso in corrispondenza dei mesi piovosi autunno-primaverili e periodi di magra nei mesi estivi, nei quali si raggiungono persino portate nulle.
A monte del Comprensorio della Frentana, sull’asta del Sangro, domina il serbatoio di Barrea. Più a valle, sia sull’Aventino che sul Sangro, si trovano due grandi serbatoi di ritenuta che fanno parte del sistema idroelettrico dell’A.C.E.A. di Roma: il serbatoio di Bomba sul Sangro e quello di Casoli sull’Aventino.
La regolazione a scopi idroelettrici operata dall’A.C.E.A. altera fortemente il normale deflusso fluviale, tanto che a valle le disponibilità idriche sono condizionate dall’orario di funzionamento delle turbine.
 
 
CORSO D’ACQUA
STAZIONE
ANNI DI OSSERVAZIONE
Verde
Viscardi
21
Sangro
Opi
12
Sangro
Ateleta
22
Aventino
Vicenne
17
Sangro
Paglieta
4
Sangro
Villetta Barrea
15
Sangro
Villa S.Maria
11
Feltrino
S.Vito
17
Zittola
Montenero
18
Tabella 7 – Stazioni idrografiche d’interesse
STAZIONE
Bacino
Dist. dalla foce
Portata annua
Portata annua
Portata annua
Contributo Medio
Deflus. Medio
Affl. Med.
Coeff. di Deflusso
Sup.
Alt.
o conf.
Max.
Med
Min.
Annuo
Annuo
Annuo
Km2
m
Km
m3/s
m3/s
m3/s
l/s per Km2
mm
mm
Verde a Viscardi
42
1.800
4
4,87
2,78
0,22
66,19
2.230,42
1.092,10
2,04
Sangro a Opi
130
1.405
97
5,52
0,65
0,00
5,00
184,60
1.579,10
0,12
Sangro ad Ateleta
545
1.310
58
39,40
9,21
1,14
16,90
555,60
1.343,83
0,41
Aventino a Vicenne
201
1.191
38
18,80
4,42
1,27
21,99
690,32
882,08
0,78
Sangro a Paglieta
1.478
15
5
88,19
29,99
4,48
20,29
578,32
1.067,10
0,54
Sangro a Villetta Barrea
207
1.515
85
8,88
3,55
0,17
17,15
540,62
1.546,56
0,35
Sangro a Villa S.Maria
762
1.224
42
20,74
3,74
0,19
4,91
161,05
1.236,95
0,13
Feltrino a S. Vito
50
178
2
1,64
0,34
0,03
6,80
272,69
847,08
0,32
Zittola a Montenero
32
1.080
5 *
5,07
1,09
0,02
34,06
970,08
1.332,22
0,73
 
Tabella 8  – Elementi caratteristici delle stazioni d’interesse
*(la distanza dello Zittola a Montenero è riferita alla confluenza con il Sangro)
Ø     Piezometria (pozzi osservati dal Servizio Idrografico e Mareografico di Perscara):
Dalla morfologia della superficie piezometrica relativa a periodi di magra dell’anno 1992 (maggio settembre) si evidenzia che:
–  La principale direttrice del deflusso di falda non coincide con il paleo alveo ;
–  Le quote piezometriche sono comprese fra 70 m s.l.m. alla confluenza dei due fiumi e 0 m s.l.m. a valle;
–  Le isopiezometriche di settembre hanno andamento pressoché simile a quello di maggio salvo essere un po’ arretrate;
–  L’escursione piezometrica, nei tratti di monte è spesso inferiore a 0,5 m, mentre a valle oscilla fra 1 e 2 metri;
–  Il fiume sembra drenare quasi ovunque la falda;
– La falda è pressoché libera nei tratti più a monte, mentre è in pressione e addirittura in artesianesimo a valle dove i terreni limosi hanno maggiore spessore;
–  Le perdite di falda verso il mare dovrebbero ammontare a 0,037 mc/s
Avendo a disposizione i dati freatimetrici degli annali del Servizio Idrografico di Pescara, si è provveduto ad analizzare ed elaborare anche questi.
Le stazioni ricadenti nell’area in studio sono quelli di Marcantonio, Di Lallo, Di Giuseppe e Tornese.
I livelli freatici delle stazioni di Di Lallo, Tornese e Di Giuseppe, mostrano che i livelli piezometrici sono molto stabili nei valori mensili e annuali delle serie storiche considerate, ciò è confermato dai bassi valori degli scarti.
La stazione di Marcantonio invece presenta delle particolarità dovute ad approfondimenti del livello di falda negli ultimi anni della serie storica, in particolare dal 1983 al 1986.

 

Ø     Dati freametrici
 
Anno
Gen
Feb
Mar
Apr
Mag
Giu
Lug
Ago
Set
Ott
Nov
Dic
media
1957
2.60
2.83
2.80
2.68
2.56
2.48
2.38
2.24
2.25
2.16
2.08
2.09
2.43
1958
2.19
2.19
2.69
2.77
2.62
2.46
2.44
2.47
2.40
2.19
2.14
2.13
2.39
1959
2.12
2.06
2.07
2.14
2.16
2.14
2.11
2.13
2.18
2.08
2.08
2.20
2.12
1960
2.25
2.27
2.27
2.29
2.28
2.23
2.24
2.17
2.04
2.00
2.01
2.04
2.17
1962
2.01
2.08
2.39
2.87
3.06
2.80
2.58
2.41
2.21
2.15
2.16
2.21
2.41
1963
2.38
2.47
2.61
2.58
2.59
2.61
2.54
2.39
2.22
2.09
2.11
2.08
2.39
1964
2.08
2.09
2.10
2.08
2.01
1.94
1.88
1.76
1.71
1.68
1.81
2.02
1.93
1965
2.20
2.43
2.73
2.80
3.02
3.16
2.41
2.24
2.10
2.05
2.00
1.93
2.42
1966
1.89
1.90
1.91
1.88
1.80
1.74
1.62
1.48
1.42
1.42
1.42
1.45
1.66
1967
1.48
1.56
1.53
1.62
2.14
2.24
2.18
2.07
1.94
1.83
1.77
1.89
1.85
1968
2.38
2.87
2.90
2.79
2.57
2.44
2.29
2.18
2.09
1.99
1.91
1.99
2.37
1969
2.32
2.47
2.51
2.58
2.59
2.55
2.45
2.19
2.19
2.41
2.41
2.32
2.42
1970
2.45
2.61
2.59
2.60
2.38
2.32
2.28
2.25
2.18
2.32
2.21
2.17
2.36
1972
2.44
2.55
2.66
2.70
2.63
2.68
2.50
2.47
2.49
2.50
2.51
2.50
2.55
1973
2.47
2.61
2.76
2.87
2.91
2.88
2.78
2.87
2.83
2.79
2.82
2.71
2.78
1974
2.71
2.67
2.60
2.63
2.67
2.47
2.83
2.74
2.79
2.78
2.67
2.45
2.67
1975
2.42
2.43
2.41
2.41
2.32
2.21
2.02
2.01
2.02
2.04
2.06
2.05
2.20
1976
2.08
2.06
2.04
2.02
2.02
2.05
2.02
2.12
2.10
2.14
2.77
2.94
2.20
1977
2.98
2.98
2.85
2.74
2.66
2.69
2.64
2.44
2.29
2.24
2.17
2.13
2.57
1978
2.18
2.28
2.25
2.23
2.27
2.34
2.25
2.29
2.34
2.25
2.27
2.33
2.27
1979
2.29
2.26
2.28
2.37
2.39
2.35
2.29
2.32
2.32
2.37
2.43
2.41
2.34
1980
2.43
2.39
2.37
2.46
2.43
2.43
2.46
2.40
2.27
2.30
2.51
2.43
2.41
1981
2.41
2.40
2.33
2.37
2.28
2.15
2.18
2.30
2.41
2.40
2.44
2.40
2.34
1982
2.35
2.37
2.39
2.41
2.40
2.27
2.30
2.33
2.36
2.26
2.30
2.32
2.34
1983
3.79
3.78
3.84
4.00
3.96
4.12
4.24
4.07
3.94
3.90
3.90
3.80
3.95
1984
3.88
4.03
4.32
4.09
4.05
4.04
4.02
4.07
4.02
4.06
4.11
4.07
4.06
1985
4.10
4.18
4.21
4.14
4.23
4.30
4.23
4.13
4.05
4.00
4.16
4.39
4.18
1986
5.05
5.11
5.16
5.17
5.24
5.30
2.28
5.29
5.24
5.07
4.97
4.90
4.90
 
Scarto
0.74
0.75
0.77
0.75
0.75
0.79
0.62
0.81
0.81
0.80
0.80
0.79
0.73
Media
2.57
2.64
2.70
2.72
2.72
2.69
2.52
2.57
2.51
2.48
2.51
2.51
2.60
Tabella 9- Valori livelli freatici –  Bacino del Sangro – Stazione di Marcantonio. Quota 8,9 m s.l.m.
 
4.3.2.   Comprensorio Irriguo del “Vastese”:
Il Comprensorio irriguo di Vasto ricade nei bacini dei fiumi Trigno e Sinello.
I dati di deflusso fluviale sono disponibili solo per il Trigno nelle tre stazioni di misura di Pescolanciano, Chiauci e Trivento. Gli elementi caratteristici delle stazioni d’interesse sono di seguito riportati:
.
CORSO D’ACQUA
STAZIONE
ANNI DI OSSERVAZIONE
Trigno
Pescolanciano
17
Trigno
Chiauci
27
Trigno
Trivento
24
Tabella 10 – Stazioni idrografiche d’interesse
http://digidownload.libero.it/consorziobonificasud/piano_file/image002.gif
Tabella 11 – Elementi caratteristici delle stazioni d’interesse
 
4.4. Aspetti Geologici
4.4.1.   Comprensorio Irriguo della “Frentana”:
Il territorio consortile oggetto di studio corrisponde all’avanfossa abruzzese-molisana, depressione che si è originata all’inizio del Pliocene.
La successione plio-pleistocenica è costituita da argille, argille marnose, arenarie e subordinatamente da conglomerati e formazioni complesse come le argille multicolori.
Il limite inferiore di tali formazioni è costituito da formazioni gessose del Messiniano a loro volta poggianti su calcari organogeni medio miocenici trasgressivi su calcarei cretacei.
Lungo i settori nord-occidentale e sud-orientale affiorano terreni argillosi definendo i limiti della piana alluvionale. Tali terreni argillosi sono costituiti da argille grigio-azzurre di età pliocenica intercalate da formazioni sabbiose immergenti prevalentemente verso SE e da argille a diverso tenore siltoso di età quaternaria.
Al Plio-Pleistocene vengono anche attribuite le sabbie stratificate (sabbie gialle Astiane) che affiorano nel versante orientale e nord-occidentale. Queste ultime, a giacitura orizzontale, sono alternate da argille sabbiose e localmente comprendono banchi di conglomerati poligenici a matrice sabbiosa-limosa di età pleistocenica.
Nel versante nord-occidentale, sulla destra idrografica in località Fossacesia, affiora un deposito sabbioso-limoso a conglomerati che per la sua struttura può essere attribuito a un detrito di falda o a una paleofrana.
La piana alluvionale in studio è compresa fra la dorsale appenninica e il mare Adriatico.
Morfologicamente la piana può essere divisa in due parti:
la prima dove affiorano i terreni plioquaternari con pendii degradanti dolcemente verso il mare, e una seconda, adiacente alla precedente verso ovest, con rilievi più accentuati dovuti alla presenza di terreni flyscioidi.
Le due zone sono delimitate reciprocamente dalla confluenza dei fiumi Sangro e Aventino.
A valle la piana percorsa dal fiume Sangro è ricca di meandri che si modificano continuamente.
Nella porzione nord-occidentale sono presenti depositi alluvionali terrazzati che mancano sul versante in destra idrografica; probabilmente tale fenomeno è stato la conseguenza di un basculamento lungo l’asse vallivo.
Il fondo vallivo del fiume Sangro è colmato da depositi alluvionali con spessore variabile tra 10 m alla confluenza dei fiumi Aventino e Sangro, fino a raggiungere la profondità di circa 40 m alla foce, pur presentando, nella sua lunghezza, delle variazioni dovute alla geometria dell’alveo.
La costituzione dei depositi alluvionali è molto variabile granulometricamente. Da indagini geoelettriche effettuate, risulta in sostanza che la coltre detritica è costituita da tre principali strati:
–  limi superficiali;
–  ghiaie e sabbie;
–  argille grigio azzurre.
Il substrato del materasso vallivo è costituito dalle argille grigio-brune.
Il materiale più fine raggiunge spessori di 25 m soprattutto nelle zone di valle tendendo ad occupare la parte più superficiale della coltre detritica.
4.4.2.   Comprensorio Irriguo del “Vastese”:
I lineamenti della geologia e della morfologia dell’area consortile sono i seguenti: se si esclude una fascia lungo il margine SO ed il territorio in sinistra dell’Osento, prevalgono i sedimenti quaternari caratterizzati, specialmente nella parte Nord da ampie aree a profilo rettilineo in lieve pendenza, separate da profonde incisioni, su ciottolami e sabbie; rilievi collinari su materiali più fini (argille ed argille sabbiose del calabriano) prevalgono a Sud ed a Ovest di Vasto.
Lungo le valli incise dal Trigno e, meno dal Sinello e dall’Osento, si riconosce una successione di terrazzi fluviali, essenzialmente in sinistra secondo il consueto schema dei fiumi adriatici, separati tra di loro da scarpate dove affiorano solitamente ciottolami e sabbie.
Le vallecole incise entro le spianate maggiori più antiche presentano anche esse una marcata asimmetria: il versante di sinistra è, di regola, più acclive del versante di destra. Le grandi spianate, più o meno incise, che si incontrano al di sopra della serie dei terrazzi fluviali e caratterizzano il paesaggio tra Vasto, Scerni, Casalbordino, e Torino di Sangro, si presentano costantemente inclinate di pochi gradi verso NE, su quote diverse, separate tra di loro da brevi scarpate dove affiorano i ciottolami calcarei.
In sinistra dell’Osento a Sud di Paglieta, ed in destra, a sud di Scerni, si entra in un paesaggio collinare modellato su argille marnose del Pliocene, caratterizzato da lunghi versanti non molto acclivi, separate da creste sottili o, raramente, da superfici spianate di limitata estensione su ciottolami, lembi superstiti di più ampie pianure smantellate dall’erosione.
La ripartizione del territorio dei comuni totalmente o parzialmente interessati, in base alla pendenza, è riportata nella seguente tabella:
 
Tabella 12 – Ripartizione del territorio in base alle pendenze
L’esame della tabella mette in evidenza che il 50% della superficie (28.727 Ha) ha pendenza inferiore al 10%, il 30% (17.571 Ha) ha pendenza compresa fra il 10% e il 18%, il 20% (11.049 Ha) ha pendenza superiore al 18%.
L’80% della superficie presenta una pendenza inferiore al 18%, valore considerato come limite della possibile meccanizzazione integrale dei lavori agricoli.
4.5. Aspetti Pedologici
Ø     Comprensorio Irriguo della “Frentana”:
Uno degli studi pedologici più recenti per l’area irrigua Frentana è rappresentato da quello eseguito nel 1993 dal CO.T.IR.
Esso fa riferimento ad un’indagine pedologica a scala 1:25.000 su di una larga fascia che, da Sud a Nord, partendo da Paglieta giunge a Mozzagrogna abbracciando il fondovalle del Sangro; l’area è compresa negli elementi n° 362142, 362143, 371011, 371012, 371021, 371022, 371023, 371024, 371061 della carta tecnica dell’Italia meridionale per un estensione di circa 3000 ettari.
Nell’area si possono individuare tre paesaggi principali:
  • la pianura, sulle alluvioni recenti ed attuali del Sangro;
  • il complesso in sinistra del Sangro su sedimenti fini del Villafranchiano, costituito dai rilievi collinari e dai terrazzi fluviali antichi prospicienti il fiume che entrano nelle valli incise tra le colline;
  • i rilievi collinari in destra modellati su sedimenti pliocenici fini.
v    La pianura, sulle alluvioni recenti ed attuali del Sangro.
In destra del Sangro, si distingue una fascia centrale leggermente depressa, parallela al fiume.
Essa è fiancheggiata in destra orografica da una pianura leggermente più alta, lungo il piede delle colline plioceniche. Anche presso il fiume si evidenzia una zona rialzata (in parte argine naturale), che si perde nei molteplici livelli di vari lembi di alluvioni attuali al margine della golena vera e propria. In sinistra del Sangro, si distingue una piana alluvionale recente su sedimenti fini, che è risultata a zone rimaneggiata per l’attività degli affluenti di sinistra del fiume che, nel passato, divagavano ampiamente prima di immettersi nel corso principale. Anche qui si ritrova presso il fiume, una zona rialzata simile alla precedente.
 
v    Il complesso in sinistra del Sangro su sedimenti fini del Villafranchiano, costituito dai rilievi collinari e dai terrazzi fluviali antichi prospicienti il fiume che entrano nelle valli incise tra le colline.
In sinistra Sangro si distingue chiaramente una superficie pianeggiante pendente verso il fiume e verso il mare (terrazzo fluviale del terzo ordine).
Questa si collega alla ripida scarpata, alta alcune decine di metri e prospiciente il Sangro, con una fascia erosa a pendenza crescente. Il terrazzo presenta impercettibili ondulazioni, ortogonali alle linee di massima pendenza, ed alcune zone depresse con erosione ai margini e colluvio al centro; queste, proseguendo verso la scarpata, si raccordano alle profonde incisioni di alcuni borri provenienti dalle colline. All’uscita dei borri nella piana alluvionale recente del Sangro, si formano piatti conoidi con molta pietrosità ma solo in vicinanza dello sbocco in pianura.
Il terrazzo fluviale di terzo ordine si collega ad un terrazzo fluviale di secondo ordine, ancora inclinato verso la valle e verso il mare, mediante una prima fascia di raccordo poco pendente, ed una ripida scarpata su ciottolami.
Questa superficie, ben rappresentata nella zona settentrionale dell’area studiata, verso SW, invece, si frammenta in piccoli lembi residui, fino a quando la sua presenza è testimoniata unicamente da modeste ondulazioni sui versanti collinari che guardano il fiume e dai caratteri dei suoli. E’ ancora riconoscibile un terzo terrazzo fluviale (del primo ordine) che si raccorda a quello inferiore con una scarpata. Tale superficie è ancora inclinata verso il Sangro e verso il mare; modellata dall’erosione, è ricca di zone di impluvio, la cui pendenza longitudinale si mantiene modesta fino al margine, dove i ciottolami, forse un po’ cementati, fanno da soglia.
Anche nelle valli trasversali è possibile trovare, sebbene in lembi più modesti, superfici terrazzate riferibili alle precedenti, più inclinate e modellate dall’erosione, separate da scarpate di altezza sempre minore.
 
v    I rilievi collinari in destra modellati su sedimenti pliocenici fini.
Tale paesaggio è caratterizzato da:
–      poche zone di fondovalle, aperte, con materiale colluviale ed alluvionale, che si prolungano nella piana del Sangro in bassi conoidi costituiti sempre da materiali fini;
–      lembi di fondovalle con forma di V, privi di pianurette significative;
–      versanti più o meno rettilinei, non molto pendenti entro la zona studiata, ma interessati da evidente erosione accelerata;
–      sommità collinari a profilo convesso, molto erose;
–      tracce di probabili superfici terrazzate antiche, su qualche sommità di maggiore ampiezza o appoggiate ai versanti, con suoli evoluti, ma non cartografabili per la scarsa superficie.
Nell’intera area studiata, i suoli condividono alcune caratteristiche: la tessitura fine, la presenza di carbonati, la tendenza a formare in superficie fessurazioni e croste. Ne è probabilmente responsabile la litologia prevalente nel bacino del Sangro: calcari a monte e sedimenti fini pliocenici o quaternari a valle.
Ø     Comprensorio Irriguo del “Vastese”:
Per l’area irrigua del vastese si è fatto riferimento allo studio sui suoli effettuato dall’A.R.S.S.A. integrato con i dati pedologici acquisiti in uno studio recente svolto dal CO.T.IR.
L’area indagata ricade nel foglio 148 (Vasto) della carta geologica d’Italia, nei tre quadranti della carta topografica regionale in scala 1:25.000 e nelle sezioni 372010, 372090, 372100, 372100, 372130, 372140 dell’ortofotocarta regionale in scala 1:10.000.
L’area consta di due zone una è delimitata a Sud-Est dal fiume Trigno; a Nord-Est dalle sabbie litoranee della costa adriatica; a Nord-Ovest dalla linea ideale che congiunge i centri abitati di Capello e S. Antonio e a Sud-Ovest dalla linea ideale che confluenza Trigno – Treste con l’abitato di Cupello. La seconda a Nord e a Nord-Est dalla costa adriatica e ad Ovest e Sud-Ovest dal fiume Sinello e a Sud-Est dalla linea ideale che congiunge l’abitato di Vasto all’Autostrada A14. La prima zona comprende il fondovalle alluvionale del Trigno e del torrente Buonanotte ed i relativi terrazzi, i rilievi collinari; la seconda zona comprende il terrazzo fluviale in destra Sinello.
L’area indagata si compone di situazioni diverse che si riflettono sulla natura e distribuzione dei suoli. Gli ambienti si diversificano in relazione alle caratteristiche geologiche e alle vicende geomorfologiche che li hanno formati. Sul territorio questi ambiti corrispondono a situazioni profondamente diverse per tipo di suolo, morfologia e processi geomorfologici in atto e relativi problemi legati al dissesto. Queste differenze hanno generato diversi rapporti tra l’uomo e il territorio, evidenziati nella distribuzione dell’uso del suolo, nelle caratteristiche delle aziende agrarie e nel tipo di urbanizzazione.
Sono stati individuati i seguenti ambienti principali:
  • Fondovalle alluvionale.
  • Terrazzi fluviali.
  • Aree sommitali e dorsali con presenza di alternanza argilloso sabbiose plio-pleistoceniche con al tetto ciottolame poligenico più o meno cementato.
  • Rilievi collinari delle argille siltose pleistoceniche.
  • Rilievi collinari delle argille plioceniche.
  • Rilievi collinari miocenici.
v    Fondovalle alluvionale.
L’ambiente si estende per circa 1500 Ha. Lo spessore dei materiali argillosi limosi aumenta spostandosi dal corso attuale verso i terrazzi e nella maggior parte del fondovalle lo strato argilloso limoso supera i 2 metri, solo nella fascia più vicina al corso del fiume si assottiglia al di sotto di tale limite, fino a scomparire del tutto nelle aree più prossime all’alveo attuale. Si possono trovare però quasi ovunque superfici poco estese con suoli a tessitura franco argillosa, in corrispondenza di piccoli dossi fluviali. I suoli appartengono prevalentemente all’ordine degli inceptisuoli con una debole mobilizzazione dei carbonati. Caratteristiche comuni a tutti i suoli del fondovalle sono la reazione fortemente alcalina, l’alto contenuto in calcare totale e attivo, la capacità di scambio cationico alta e un tasso di saturazione in basi generalmente molto alto. Il contenuto di sostanza organica nel top soil varia da scarso a medio, ed è generalmente molto scarso nel subsoil. Lo scheletro è sempre assente entro il metro. Le difficoltà di drenaggio, dove presenti, non sono dovute alla presenza di orizzonti permeabili quanto alla presenza di una falda superficiale.
v    Terrazzi fluviali.
L’ambiente comprende un’area di circa 2300 Ha e costituisce l’elemento di congiunzione tra il sistema della piana fluviale attuale e le colline plio-plestoceniche. In questo ambiente la pedogenesi è più spinta che nel precedente: vi si trovano vertisuoli, alfisuoli, mollisuoli e inceptisuoli che hanno formato un orizzonte calcico.
 
v    Aree sommitali e dorsali con presenza di alternanza argilloso sabbiose plio-pleistoceniche con al tetto ciottolame poligenico più o meno cementato.
Le alternanze sabbioso argillose costituiscono il termine di passaggio tra la sottostante formazione argillosa e quella superiore composta di sabbia e conglomerati. Alcune alture e dorsali conservano in prossimità della loro sommità i resti di materiale più grossolano, sabbioso, a volte ciottoloso. I versanti risultano acclivi e soggetti a formazioni calanchive.
v    Rilievi collinari delle argille siltose pleistoceniche.
L’ambiente delle argille siltose pleistoceniche è costituito da rilievi collinari, che vanno dal mare fino ai 319 metri di quota del colle Strampalato. Sono spesso presenti fenomeni di dissesto per cui il paesaggio è ricco di corpi franosi evidenti. Su questi versanti risultano prevalenti gli inceptisuoli, più o meno profondi, senza evoluzione di un orizzonte calcico. I suoli hanno prevalentemente tessiture argilloso-limose, reazione fortemente alcalina, contenuto in calcare totale e attivo elevato, la capacità di scambio cationico alta e un tasso di saturazione in basi  molto alto.
 
v    Rilievi collinari delle argille plioceniche.
Il paesaggio delle argille plioceniche è formato da colline dolci con versanti a pendenza da debole a moderata. I suoli rispetto ai versanti pleistocenici si differenziano per le tessiture con maggior contenuto in argilla.
v    Rilievi collinari miocenici.
In questo ambiente ricadono i calcari gessosi ed argille varicolori che si alternano in maniera irregolare nel territorio.
4.6. Aspetti Climatici
Il clima abruzzese risente generalmente dell’effetto termoregolatore del mare, inoltre, è influenzato dai rilievi che determinano microclimi e variazioni climatiche areali di notevole rilevanza.
La maggior parte del territorio regionale è collocata nel versante Adriatico (latitudine compresa tra 42°10′ e 42°55′ Est) è, infatti, dislocato fra la linea costiera dell’Adriatico Centrale e le strutture orografiche costituenti la linea di spartiacque dell’Appennino Centrale.
Esiste quindi un “effetto barriera” esercitato dalla catena appenninica che arresta parzialmente i venti (umidi e temperati provenienti dall’Atlantico e dal Mediterraneo occidentale) nonché una influenza regolatrice dell’Adriatico, il cui effetto si estende profondamente verso l’entroterra; ne consegue che il territorio è particolarmente soggetto ai venti orientali, compresi quelli freddi e asciutti di direttrice NNE, e quelli marini provenienti da SSE, molto caldi ed umidi.
I tipi di tempo meteorologico prevalenti sono quelli orientali e quelli meridionali; nel complesso il regime termico, considerate anche le caratteristiche del Mar Adriatico (mare ristretto, incassato, relativamente profondo nella parte centrale del suo bacino), presenta caratteri tendenzialmente continentali, soprattutto durante la stagione invernale.
Schematizzando le condizioni meteorologiche prevalenti nel corso dell’anno, si può affermare che, durante l’inverno i tipi di tempo perturbato sono generalmente conseguenza di flussi di aria fredda continentale proveniente dai Balcani, i quali causano spesso nevicate anche in prossimità della costa. E’ relativamente frequente, inoltre, il caso in cui le perturbazioni generatesi nel Golfo di Genova, dopo aver attraversato l’Italia settentrionale, si spingono verso SE apportando abbondanti piogge sul territorio regionale.
Alcune di queste perturbazioni mostrano poi la tendenza ad intensificarsi sul medio e basso Adriatico, a causa dell’apporto energetico dovuto alla cessione di energia da parte del mare, che si trova spesso ad una temperatura superiore di quella dell’aria. Tali intense perturbazioni hanno effetto negativo sugli insediamenti agricoli, non solo per le piogge torrenziali, ma anche per i venti molto forti che le accompagnano.
La prima parte della primavera tende a seguire ancora le caratteristiche invernali, mentre,nella seconda metà, la presenza di una zona anticiclonica sull’Europa centrale ostacola le perturbazioni atlantiche che seguono una traiettoria più settentrionale interessando solo sporadicamente i territori del medio Adriatico.
In estate le depressioni seguono traiettorie molto settentrionali e il tempo perturbato è dovuto a fenomeni di instabilità di carattere locale. Questa stagione è infatti caratterizzata da una rapida variazione diurna della nuvolosità, oltre che da una certa attività temporalesca a carattere locale, specialmente nel mese di agosto.
In autunno le traiettorie delle perturbazioni interessano direttamente la Regione apportando abbondanti precipitazioni, soprattutto nel mese di novembre; durante questo periodo domina l’aria fredda, sia di origine continentale sia di origine artica.
Come quadro di riferimento generale, sono state considerate le componenti climatiche più significative di una serie di misure e di osservazioni eseguite nel corso degli anni (1951-1978) presso la stazione meteorologica sinottica dell’Aeronautica Militare di Pescara che, data la sua posizione geografica, è da considerarsi sufficientemente rappresentativa del medio versante adriatico nel quale sono inseriti i Comprensori del Consorzio di Bonifica Sud oggetto di studio.
 
 
Gen
Feb
Mar
Apr
Mag
Giu
Lug
Ago
Set
Ott
Nov
Dic
Anno
T media
6.30
7.2
9.05
12.25
16.35
20.25
22.70
22.65
19.70
15.20
11.15
7.65
14.2
T max
10.3
11.6
13.6
17.4
21.8
25.7
28.5
28.3
25
20
15.6
11.8
19.1
Tmin
2.3
2.8
4.5
7.1
10.9
14.8
16.9
17
14.4
10.4
6.7
2.5
9.2
Gelo
N.gg
8.6
5.8
3.7
0.3
0
0
0
0
0
0
1.1
4.9
24.4
Pioggia
mm
71.6
53.7
58.8
61.3
38.9
38.8
38.3
53.1
65.3
80.6
71.5
85.7
59.8
Pioggia
N.gg
7.6
7.4
7.8
7.1
5.5
4.9
4.6
5
5.8
7.9
8
8.5
80.1
Temporali
N.gg
0.3
0.3
0.3
0.8
1.2
2.3
2.4
3
2
1.5
0.5
0.5
15.1
Umid.relat ore 7
%
86
84
86
88
87
85
83
86
90
90
87
87
87
Umid.relat.ore16
%
70
66
63
62
60
58
55
58
90
66
67
69
63
Umid. relat media
%
78
75
74.5
75
72.5
71.5
69
74
76.5
78
77
78
75
Bagnato melmoso
N.gg
10.4
8
9.2
6.5
3.4
2.7
1.5
2.1
3.5
6.5
8.6
9.8
5.7
Nevoso ghiacciato
N.gg
2.3
1
1
0
0.1
0
0
0
0
0
0.2
1.1
5.7
Sereno N°gg
Ore7
5.9
4.8
6.3
7.1
7.9
9.8
16.9
16.1
11.1
7.7
6
6.8
106
Sereno N°gg
Ore16
3.9
3.7
4.4
4.2
4.4
5.2
11.1
11.4
8.1
6.7
4.2
3.7
71
Nuvoloso N°gg
Ore7
9.2
8.9
9.4
11.1
12.8
12.7
10.8
10.5
11.4
11.3
10.6
9.2
128
Nuvoloso N°gg
Ore16
23.6
21.6
23.9
23.6
24.8
23.6
19.1
18.8
20.2
22.5
23.9
25.1
271
Coperto  N°gg
Ore7
15.9
14.3
15.3
11.8
10.3
7.5
3.3
4.4
7.5
12
13.4
15
130
Coperto  N°gg
Ore16
3.5
22.7
2.7
2.2
1.8
1.2
0.8
0.8
1.7
1.8
1.9
2.2
23
Tabella 13 – Dati caratteristici della stazione di Pescara – Alt.11m – Lat.Nord 42°26′ – Long.Est 14°12′
 
 
 
INVERNO
PRIMAVERA
ESTATE
AUTUNNO
ANNO
T media
7.50
16.25
21.60
11.30
14.20
T max
11.80
21.60
27.20
15.80
19.10
T min
3.20
10.90
16.10
6.9
9.20
Gelo
N.gg.
18.10
0.30
0.00
6.00
24.40
Pioggia
Mm
184.10
139.00
156.70
237.80
717.60
Pioggia
N.gg.
22.80
17.50
15.40
24.40
80.10
Temporali
N.gg.
0.90
4.30
7.40
2.50
15.10
Umid.Relat.ore7.00
%
85.30
86.60
86.30
88
86.55
Umid.Relat.ore16.00
%
66.30
60
58.70
67.30
63.10
Umid.Relat. media
%
75.80
73.30
72.50
77.60
74.80
Bagnato melmoso
N.gg.
27.60
12.60
7.1
24.90
72.20
Nevoso ghiacciato
N.gg.
4.30
0.1
0
1.30
5.7
Sereno N.gg
Ore 7.00
17.00
24.80
44.10
14.50
100.40
Sereno N.gg
Ore 16.00
12.00
13.80
30.60
14.60
71.00
Nuvoloso N.gg.
Ore 7.00
27.50
36.60
32.70
31.10
127.90
Nuvoloso N.gg
Ore 16.00
69.10
72.00
58.10
71.50
270.70
Coperto N.gg.
Ore 7.00
45.50
29.60
15.20
40.40
130.70
Coperto N.gg
Ore 16.00
8.90
5.20
3.30
5.90
23.30
Tabella 14 – Dati caratteristici stagionali della stazione di Pescara – Alt 11m- Lat.Nord 42°26′-Long.Est 14°12′
Facendo riferimento alle tabelle 13 e 14 che riportano alcuni elementi meteo-climatici, si possono svolgere le seguenti considerazioni:
– le temperature medie hanno un andamento regolare nel corso dell’anno con la tipica unimodalità (un massimo estivo ed un minimo invernale) che caratterizza le medie latitudini;
– le escursioni termiche medie di 7-11°C pongono la località a metà strada fra un sito marittimo vero e proprio ed uno di tipo continentale; infatti la vicinanza della penisola balcanica (l’Adriatico è un bacino stretto) fa sentire i suoi effetti tramite afflussi di aria fredda continentale, afflussi che tendono a mascherare le influenze marittime;
– le influenze balcaniche si fanno sentire anche nel numero di giorni con gelo, che è di circa 24/25 l’anno;
– le precipitazioni sono prevalenti nel periodo ottobre – gennaio con un massimo in dicembre, anche questo,  indice dell’influenza balcanica;
 – Pescara presenta in media, un totale annuo di 15 temporali, con netta prevalenza nei mesi estivi quando, maggiormente, viene esercitata la convezione termica, supportata anche dai sollevamenti orografici operati dai rilievi dell’immediato entroterra;
– la nuvolosità presenta la classica evoluzione diurna con percentuali di cielo sereno maggiori al mattino, quella irregolare, è leggermente maggiore nei pomeriggi delle stagioni intermedie (primavera ed autunno) quando, il passaggio dal regime freddo invernale a quello caldo estivo (e viceversa) determina, come di solito accade, una maggiore variabilità delle condizioni meteorologiche la quale, nelle ore pomeridiane, si somma all’incipiente (primavera) o decadente (autunno) instabilità locale ad evoluzione diurna;
– l’influenza marina è abbastanza evidente nel campo dell’umidità relativa, alquanto alta durante le prime ore del mattino, e con una moderata escursione giornaliera;
– nel complesso dell’anno l’escursione igrometrica è di 24 unità, mentre, in una località dell’interno quale ad esempio Perugia, è di 35 unità;
– di valore medio, il numero di giorni con terreno bagnato o melmoso, è 72 all’anno, ovvero 1 su 5, tuttavia la maggioranza di questi giorni, circa il 50%, cade in autunno ed in inverno.
– per quanto riguarda i venti al suolo si può dire che la direzione privilegiata in assoluto è quella da SW.
La variabilità orografica del territorio consortile permette di distinguere una serie di sub-aree omogenee dal punto di vista climatico: fascia di pianura costiera, fascia di pianura pedecollinare, zona collinare e montuosa, zona valliva.
La fascia di pianura costiera, è costituita da una ristretta striscia di pianura, la cui espansione verso l’entroterra è molto variabile, oscillando da qualche decina di chilometri ad alcune centinaia di metri per l’addossarsi alla costa dei rilievi appenninici. Essa è sede di efficace ventilazione nel corso dell’anno, sia per la presenza di circolazioni locali (brezze di mare e brezze di terra) attive in condizioni meteorologiche non perturbate nei mesi della stagione calda, che per venti di origine sinottica, provenienti prevalentemente dai quadranti orientali in concomitanza a condizioni di tempo perturbato.
La fascia di pianura pedecollinare, prossima alle ultime propaggini dell’Appennino, di limitato “spessore”, assume caratteri climatici individuali solo nei tratti che si distanziano sufficientemente dalla linea di costa e dove le colline sono in grado di esercitare la loro influenza sulla pianura antistante.
Aspetti climatici tipici di questo ristretto e discontinuo settore geografico, sono costituiti da un regime anemologico locale, con possibili effetti di canalizzazione operati dai complessi vallivi più incisivi sulle correnti generali, e da un significativo incremento delle precipitazioni, che possono assumere carattere nevoso durante i mesi invernali, con maggior frequenza e persistenza che non sulla costa.
Sono inoltre possibili improvvisi e sensibili rialzi termici in concomitanza di intensi venti occidentali che, sottovento ai rilievi, si propongono come correnti aeree di ricaduta molto calde e asciutte (detto localmente “Garbino”).
Le zone montane e collinari, che occupano la maggiore estensione nella Regione, sono soggette ad una progressiva diminuzione della temperatura con l’aumentare della quota, ad una diminuzione dell’umidità assoluta ma non di quella relativa che varia invece in modo irregolare (in genere aumenta fino ad una certa altezza dal suolo), ad un incremento delle precipitazioni fino a quote determinate ma variabili, oltre le quali si verifica un netto decremento (anche questa variazione altimetrica non è regolare e non avviene in tutte le aree montuose), ad una diminuzione della pressione atmosferica.
Vi si registra inoltre un aumento della radiazione solare globale che comunque non trova corrispondenza con la temperatura, poiché l’aria sempre meno torbida con l’aumentare dell’altitudine trattiene quantità di calore sempre minori.
Le aree vallive del territorio sono particolarmente interessanti sotto il profilo climatico, poiché sono in grado di proporre condizioni ambientali particolari che sono funzione dei caratteri geomorfologici che la contraddistinguono (ampiezza del fondovalle, altezza dei versanti, orientamento dell’asse rispetto alle correnti aeree dominanti, esposizione dei pendii alla radiazione solare ecc.).
In generale la valle possiede le necessarie caratteristiche fisiche per divenire sede di climi individuali (climi locali e microclimi), zona di grande interesse per l’attività agricola.
Prima di considerare gli interessanti aspetti del microclima vallivo, è sicuramente utile una panoramica volta a localizzare e caratterizzare le valli principali, che da Nord a Sud si susseguono nel territorio consortile: la valle del fiume Foro, del Sangro, del Sinello e la valle del Trigno, quest’ultimo al confine meridionale della regione. Esse presentano tutte un asse con allineamento NE-SW, lungo il quale la pianura litoranea si estende profondamente nell’entroterra assumendo via via caratteri climatici che si distinguono sempre più da quelli tipici della costa.
Tornando ai climi locali, tipici della valle, si considerano alcuni importanti aspetti che possono essere schematizzati come segue:
– orientamento dell’asse vallivo, che può determinare forzature (canalizzazioni) delle correnti atmosferiche generali, favorendo profonde penetrazioni verso l’entroterra delle masse d’aria in libero movimento; è così che le valli del comparto centro-settentrionale (assetto Est-Ovest) favoriscono profonde penetrazioni delle correnti orientali, mentre quelle del comparto centro-meridionale (assetto NE-SW) favoriscono l’afflusso verso l’interno delle correnti provenienti da Nord-Est, più fredde ed asciutte delle prime;
– orientamento dei pendii collinari delimitanti la valle, che possono influire sui regimi pluviometrici, favorendo le precipitazioni sui versanti sopravvento rispetto ai flussi perturbati prevalenti (piogge orografiche) e contribuendo all’aridità dei versanti sottovento;
– esposizione dei versanti alla insolazione, che può dar luogo ad una rilevante diversificazione nel riscaldamento del versante esposto a mezzogiorno rispetto a quello esposto a nord nelle valli con asse Est-Ovest; in questo caso la temperatura del suolo nel versante meno favorito dall’insolazione, può risultare anche notevolmente inferiore, con importanti ripercussioni sulla vegetazione. Nelle valli ad assetto NE-SW il riscaldamento dei due versanti è meno dissimile e le condizioni favorevoli alla vegetazione sono complessivamente più estese;
– diversificazione del riscaldamento superficiale dei pendii, che può determinare (in condizioni di tempo non perturbato) circolazioni locali trasverse all’asse vallivo, con correnti che fluiscono dal versante meno esposto a quello più esposto al soleggiamento, distorcendo la classica circolazione diurna che dalla valle dirige verso la sommità dei rilievi (brezza di valle);
– presenza di corsi d’acqua nel fondovalle che, nell’area più prossima al vettore fluviale o torrentizio, possono garantire una migliore disponibilità idrica al terreno e favorire gli interventi irrigui di soccorso in una zona alquanto ampia.
Al fine di incrementare ulteriormente le informazioni per una visione più completa del quadro climatico del Comprensorio di Bonifica Sud, sono state prese in considerazione anche le stazioni meteorologiche di Scerni, Vasto, Lanciano, Montazzoli, e Palena che ricadono o sono prossime al territorio consortile. Pertanto si ritengono rappresentative della zona in esame.
A tale scopo saranno presi in considerazione i seguenti punti:
1.     gli indici climatici applicati al territorio;
2.     i climogrammi;
3.     analisi delle gelate nel territori;
4.     la pluviometria.
1 –  Indici climatici applicati al territorio:
La classificazione climatica del territorio appartenente al Consorzio di Bonifica Sud viene effettuata, facendo uso dell’indice di De Martonne calcolato sulla base dei parametri termopluviometrici del periodo 1965-1993.
Tale indice è detto anche “indice di aridità” e caratterizza un territorio sulla base della temperatura e della precipitazione media annua secondo la seguente formula:
IA=P/T+10
in cui:
IA= indice di aridità
P= precipitazione media annua
T= temperatura media annua
In funzione dei valori assunti dal suddetto indice De Martonne propone la seguente classificazione climatica:
Valori di IA
Tipo di clima
40
Umido
40-30
Temperato umido
30-20
Temperato caldo
20-10
Semiarido
10-5
Steppa
Tabella 15 – classificazione climatica di De Martonne
La tabella 16 riporta l’indice di De Martonne calcolato per le stazioni di Vasto, Scerni, Lanciano, Montazzoli e Palena.
 
 
Scerni
Vasto
Lanciano
Montazzoli
Palena
Gen
42
35
54
68
79
Feb
40
32
44
68
78
Mar
37
31
42
58
67
Apr
35
26
35
48
63
Mag
18
16
16
28
39
Giu
16
12
20
25
33
Lug
12
12
17
17
24
Ago
18
15
21
24
24
Set
27
26
31
28
38
Ott
32
28
37
38
50
Nov
43
37
48
68
93
Dic
58
56
60
75
99
Tabella 16 – Valori dell’indice mensile (IA) di De Martonne
L’esame della tabella mostra come, procedendo verso le aree interne, il clima da temperato caldo, tipico della fascia costiera, diventi temperato umido ed umido a causa dell’orografia del territorio provinciale.
Analizzando l’indice di De Martonne calcolato su base mensile (nella tabella 16 sono riportati i valori che indicano i periodi di aridità), si evidenzia in particolare che nelle località di Scerni e Vasto si verificano condizioni di aridità da maggio ad agosto; il periodo di aridità si riduce, procedendo verso l’interno, a Lanciano (maggio-luglio), a Montazzoli è limitato al mese di luglio, fino ad annullarsi nel territorio di Palena.
2 –  I climogrammi:
Per l’analisi del clima ad aree limitate è importante fare riferimento a reti di rilevamento locali, che dispongono di un numero di stazioni sufficientemente rappresentativo.
Il suddetto studio fa riferimento, quale base di dati climatici, alle stazioni termopluviometriche della rete nazionale dell’Ufficio Idrografico e Mareografico della Presidenza del Consiglio dei Ministri che, in tanti anni di attività, hanno accumulato una serie temporale di dati utile a descrivere e valutare le variazioni di campo termico e idrometrico su piccola scala.
La serie temporale dei dati termopluviometrici a cui si fa riferimento in questo lavoro, va dal 1965 al 1993 e sono state considerate le stazioni di Sceni, Vasto, Lanciano, Montazzoli e Palena.
I valori medi del trentennio, costituiscono gli indici maggiormente rappresentativi per ciascuno dei parametri considerati, e verranno in avanti denominati “valori climatici o valori della serie storica”.
I climogrammi riportano i valori climatici dei parametri temperatura e precipitazione per le stazioni di monitoraggio presenti sul territorio consortile che hanno rilevato dati per un periodo di almeno 30 anni.
Nelle tabelle 17, 18, 19, 20 e 21 sono riportati i valori medi mensili di: temperatura massima e minima e precipitazione.
 
 
T min
(C°)
T max
(C°)
Tmedia
(C°)
Pioggia
(mm)
Gen
4.9
10.0
7.4
52
Feb
5.2
10.8
8.0
48
Mar
7.2
13.4
10.3
53
Apr
10.2
16.9
13.5
51
Mag
14.5
21.6
18.1
38
Giu
18.2
25.5
21.8
33
Lug
20.9
28.6
24.7
36
Ago
21.1
28.4
24.8
45
Set
17.8
24.9
21.4
68
Ott
14.0
20.4
17.2
63
Nov
9.5
15.3
12.4
69
Dic
6.2
11.4
8.8
87
Tabella 17 – Stazione di Vasto
Temperatura media annua: 15.7 °C.
Precipitazione totale annua: 642 mm.
Indice di De Martonne: 25.
Classificazione climatica secondo De Martonne: temperato-caldo.
 
 
T MIN
(C°)
T MAX
(C°)
T MEDIA
(C°)
PIOGGIA
(mm)
Gen
3.1
9.6
6.3
74
Feb
3.6
10.6
7.1
63
Mar
5.3
13.2
9.3
68
Apr
8.1
16.9
12.5
65
Mag
12.3
21.9
17.1
37
Giu
15.8
25.6
20.7
51
Lug
18.4
28.4
23.4
47
Ago
18.4
28.4
23.4
58
Set
15.4
24.6
20.0
80
Ott
11.6
19.6
15.6
80
Nov
7.2
14.1
10.6
82
Dic
4.2
10.6
7.4
87
Tabella 18 – Stazione di Lanciano
                   
Temperatura media annua: 14.4 °C.
Precipitazione totale annua: 788 mm.
Indice di De Martonne: 32.
Classificazione climatica secondo De Martonne: temperato-umido.
 
 
 
T MIN
(C°)
T MAX
(C°)
T MEDIA
(C°)
PIOGGIA
(mm)
Gen
4.4
9.7
7.1
60
Feb
4.7
10.8
7.7
60
Mar
6.3
13.5
9.9
61
Apr
9.1
17.1
13.1
67
Mar
13.3
21.9
17.6
43
Giu
16.7
26.0
21.4
42
Lug
19.5
29.2
24.3
36
Ago
19.6
29.2
24.4
52
Set
16.6
25.3
21.0
69
Ott
13.0
20.5
16.7
72
Nov
8.7
15.0
11.9
79
Dic
5.7
11.2
8.4
89
Tabella 19 – Stazione di Scerni
                   
Temperatura media annua: 15.3 °C.
Precipitazione totale annua: 728 mm.
Indice di De Martonne: 29.
Classificazione climatica secondo De Martonne: temperato-caldo.
 
 
T MIN
(C°)
T MAX
(C°)
T MEDIA
(C°)
PIOGGIA
(mm)
Gen
0.4
5.9
3.1
74
Feb
0.5
6.5
3.5
76
Mar
2.6
9.4
6.0
78
Apr
5.5
13.1
9.3
78
Mag
10.3
18.5
14.4
56
Giu
13.9
22.9
18.4
59
Lug
17.0
26.8
21.9
44
Ago
17.0
26.9
21.9
63
Set
13.9
22.5
18.2
63
Ott
9.7
16.6
13.1
72
Nov
4.8
10.7
7.8
100
Dic
1.7
7.2
4.5
91
Tabella 20 – Stazione di Montazzoli
Temperatura media annua: 11.8 °C.
Precipitazione totale annua: 858 mm.
Indice di De Martonne: 39.
Classificazione climatica secondo De Martonne: temperato-umido.
 
 
T MIN
(C°)
T MAX
(C°)
T MEDIA
(C°)
PIOGGIA
(mm)
Gen
0.3
7.3
3.8
87
Feb
0.7
7.9
4.3
88
Mar
2.8
10.5
6.6
84
Apr
5.6
14.0
9.8
89
Mag
9.5
18.7
14.1
65
Giu
12.9
22.9
17.9
61
Lug
15.3
26.1
20.7
48
Ago
15.3
26.0
20.6
49
Set
12.5
22.1
17.3
70
Ott
8.8
17.2
13.0
80
Nov
4.7
12.0
8.3
124
Dic
1.7
8.3
5.0
114
Tabella 21 – Stazione di Palena
Temperatura media annua: 8.4 °C.
Precipitazione totale annua: 960 mm.
Indice di De Martonne: 52.
Classificazione climatica secondo De Martonne: umido.
3 –  Analisi delle gelate nel territorio:
Probabilità delle gelate in alcune località nel territorio consortile:
 
 
Gen
Feb
Mar
Apr
Mag
Ott
Nov
Dic
Scerni
6.0
5.8
1.9
0.0
0.0
0.0
0.3
2.6
Vasto
6.5
5.6
1.2
0.0
0.0
0.0
0.0
1.5
Lanciano
15.1
13.6
4.3
0.2
0.0
0.0
1.2
6.9
Montazzoli
46.0
45.0
27.0
8.3
0.3
0.6
11.1
32.2
Palena
46.4
42.9
22.6
5.0
0.2
0.6
10.9
32.3
Tabella 22 Probabilità di occorrenza delle gelate
La tabella 22 riporta la probabilità di occorrenza delle gelate, calcolata per i mesi interessati dall’evento per tutte le località considerate. In pratica, disponendo di una serie storica di dati, si è provveduto a calcolare  la probabilità che si verifichino temperature uguali o inferiori a 0 °C.
Analizzando i risultati evidenziati in tabella, si nota come la probabilità di gelata assuma valori simili per Scerni e Vasto, (con gelate nel periodo novembre-marzo). Per Lanciano, il periodo di rischio gelate assume valori maggiori (12-15%) per il periodo novembre-aprile.
Considerando le stazioni di Montazzoli e Palena, nelle quali la quota influenza notevolmente il fenomeno, si nota come il periodo interessato vada da ottobre a maggio.
I giorni a rischio gelate assumono un rapporto di 1/2 a gennaio e febbraio, diminuendo successivamente ed interessando anche il mese di maggio.
 
4 –  La pluviometria:
L’analisi del regime pluviometrico del territorio consortile è stata effettuata analizzando i valori mensili delle suddette stazioni nel periodo 1965-1994.
Ai fini di un corretto studio climatologico si è ritenuto opportuno valutare, oltre i valori medi, anche la distribuzione degli eventi nel corso degli anni, attraverso appropriate elaborazioni probabilistiche.
Tra le numerose espressioni proposte per la determinazione della frequenza sperimentale degli eventi è stata utilizzata la formula di Weibul:
                                                    F= m/N+1
Dove:
  • F rappresenta la probabilità stimata di non superare il valore dell’evento situato nella posizione m, una volta ordinati tutti gli eventi N in ordine crescente. Si è pertanto proceduto, per le stazioni di Scerni, Vasto, Lanciano, Montazzoli e Palena a riordinare i dati di ogni mese ed a stabilire con la formula suddetta le diverse probabilità di non superamento dell’evento piovoso; la probabilità di superamento dello stesso valore è invece pari a 1-F.
    Figura 1: Studio della piovosità mensile di Scerni.
Figura 2: Studio della piovosità mensile di Palena
 
 Figura 3: Studio della piovosità mensile di Montazzoli.
 
I grafici di figura 1, 2 e 3 mostrano i valori di precipitazione mensile ai livelli di probabilità di non superamento del 5%, 25%, 50%, 75% e 95%.
Considerando i valori relativi alle soglie del 5% e del 95%, queste indicano la probabilità di avere nei diversi mesi situazioni siccitose o piovose.
Ad esempio, analizzando il mese di settembre della stazione di Scerni, in 95 casi su 100 non si superano i 260 mm di pioggia , mentre in 5 casi su 100 cadono meno di 9,2 mm.
Dall’esame dei grafici si evince chiaramente che la sola valutazione del dato medio non può fornire indicazioni chiare circa la caratterizzazione del territorio, vista la notevole variabilità degli eventi possibili.
E’ importante sottolineare che in tutte le stazioni esaminate le variazioni interannuali di piovosità sono molto accentuate nel mese di aprile, in quanto i valori di piovosità ai diversi livelli di probabilità di non superamento sono più distanziati tra di loro.
Nella località di Scerni vi sono più probabilità di avere piogge intense nel mese di settembre che ad aprile, pur avendo registrato nei due mesi valori medi mensili simili.
La piovosità annuale aumenta man mano che ci si allontana dalla costa risentendo dell’incremento dell’altimetria; si passa infatti dai 642,7 mm della stazione di Vasto ai quasi 1000 mm della stazione di Palena.
Per quanto concerne la distribuzione della piovosità l’esame della tabella che segue, mostra che gli eventi piovosi sono concentrati soprattutto in inverno e in primavera:
 
Località
gen
feb
mar
apr
mag
giu
lug
ago
set
ott
nov
dic
tot
Scerni
59.6
0.5
62.2
5.9
3.9
3.9
8.1
0.9
8.4
4.6
6.9
9.4
734.9
Vasto
54
48.8
51.4
52.2
37.1
32.7
35.5
43.3
67.7
64.4
69.6
86
642.7
Lanciano
73.8
3.2
67.8
5
7.1
0.5
7.1
7.9
6.5
8.9
2.3
6.9
787.6
Palena
86.8
8.3
84.1
8.6
5.1
1.1
8.3
9.2
9.8
9.8
24.2
14.4
959.9
Montazzoli
74.8
6.2
78.2
8
6.4
8.6
4.3
2.6
6.2
2.4
00.1
0.7
858.9
Tabella 23 – Precipitazioni medie mensili di alcune stazioni della Provincia di Chieti
 
4.7. Caratteristiche Socio-Economiche
4.7.1. Aspetti demografici ed insediativi
Secondo i dati dei censimenti generali della popolazione relativi al 1995, i residenti nei 45 comuni interessati allo studio ammontavano a 219.132  unità, mentre dall’indagine effettuata nel 2001 si è avuto un aumento di 7.249, portando la popolazione a raggiungere le 226.381 unità.
Dalla tabella 24 è possibile rilevare i dati della popolazione relativa al Comprensorio di Bonifica, con particolare riferimento alla composizione per sesso e fasce d’età:
 
Comune
Popolazione
1995
Popolazione
2001
Maschi
Femmine
Fino a 18
anni
Da 19 a 59
anni
Altino
2.530
2.536
1.217
1.319
411
1.412
Archi
2.353
2.336
1.139
1.197
366
1.210
Atessa
10.272
10.388
5.073
5.315
1.761
5.781
Carpineto Sinello
803
746
357
389
89
372
Casalanguida
1.161
1.096
541
555
184
527
Casalbordino
6.617
6.478
3.116
3.362
1.041
3.620
Casoli
6.125
5.971
2.976
2.995
951
3.070
Castel Frentano
3.968
3.913
1.908
2.005
621
2.104
Celenza sul Trigno
1.197
1.098
528
570
152
580
Cupello
4.280
4.415
2.177
2.238
794
2.580
Dogliola
437
415
206
209
75
192
Fossacesia
4.993
5.349
2.589
2.760
969
2.991
Fresagrandinaria
1.308
1.088
523
565
186
531
Frisa
1.990
1.940
940
1.000
323
1.050
Furci
1.358
1.275
597
678
207
643
Gissi
3.211
3.088
1.485
1.603
516
1.663
Guardiagrele
10.009
9.527
4.576
4.951
1.543
5.298
Lanciano
34.897
35.798
17.253
18.545
6.148
20.749
Lentella
783
768
386
382
138
423
Montenero di Bisaccia
6.759
6.698
3.274
3.424
1.156
3.751
Monteodorisio
2.346
2.402
1.193
1.209
480
1.330
Mozzagrogna
1.998
2.060
993
1.067
353
1.160
Orsogna
4.070
4.050
1.922
2.128
637
2.145
Ortona
23.345
22.694
10.991
11.703
3.857
12.771
Paglieta
4.352
4.401
2.183
2.218
777
2.474
Palmoli
1.259
1.162
560
602
137
567
Palombaro
1.255
1.177
563
614
192
549
Perano
1.673
1.656
820
836
287
931
Poggiofiorito
1.035
951
459
492
149
522
Pollutri
2.519
2.345
1.133
1.212
418
1.221
Rocca San Giovanni
2.366
2.352
1.177
1.175
436
1.271
Roccascalegna
1.486
1.423
685
738
187
714
S. Eusanio del Sangro
2.511
2.451
1.184
1.267
348
1.360
San Buono
1.277
1.202
589
613
181
640
San Giovanni Lipioni
386
287
143
144
10
118
San Salvo
16.302
17.254
8.649
8.605
3.451
10.857
Santa Maria Imbaro
4.971
1.735
872
863
379
1.015
San Vito Chietino
1.713
4.901
2.352
2.549
819
2.644
Scerni
3.815
3.704
1.807
1.897
570
1.911
Torino di Sangro
3.140
3.079
1.488
1.591
520
1.623
Tornareccio
2.037
1.948
939
1.009
344
1.001
Treglio
1.186
1.236
588
648
241
705
Tufillo
618
564
261
303
79
267
Vasto
34.086
35.362
17.187
18.175
6.301
21.165
Villalfonsina
1.124
1.062
509
553
155
532
Totale
219.132
226.381
110.108
116.273
38.939
128.040
Tabella 24 – Popolazione del Comprensorio di Bonifica
4.7.2. Attività nel settore primario, uso del suolo e caratteristiche strutturali dell’agricoltura
Per quanto riguarda l’utilizzo del suolo, si sono considerati i comprensori degli ex Consorzi di Bonifica della Frentana e di Vasto:
  • Comprensorio irriguo della Frentana:
Le colture praticate nel territorio consortile sono fortemente condizionate dalla disponibilità dell’acqua. Lungo il fondovalle, si rileva una consistente presenza di frutteti affiancata a seminativi. Sui terrazzi fluviali si rileva una presenza cospicua di vigneti, di oliveti e in minor misura di vigneti-oliveti, pur con una forte presenza di seminativi. Nei terrazzi più alti, corrispondenti al piano alto calabriano, si evidenzia ancora una netta prevalenza di oliveti e vigneti rispetto alle altre colture ed una maggiore frammentazione degli appezzamenti.
Nelle colline interne, su depositi pliocenici, sussiste una situazione colturale nettamente a favore dei seminativi. Infine, non va dimenticata la Valle dell’Osento in cui sussiste una situazione colturale abbastanza equilibrata secondo le principali classi di coltura che sono il seminativo semplice e quello arborato, il vigneto e l’oliveto. La frequenza di alcune colture, come le orticole e le industriali, è da mettere in relazione anche alla presenza, nel comprensorio irriguo, delle relative industrie di trasformazione (cantine, oleifici, tabacchifici ecc.) che assorbono e lavorano una elevata quantità della produzione agricola. Queste colture, tra l’altro, sono quelle che maggiormente beneficiano della presenza di strutture irrigue, per cui è prevedibile un loro incremento, compatibilmente con le esigenze di mercato.
Per quanto riguarda la distribuzione e frequenza delle rimanenti aree non agricole, si evidenzia una dislocazione degli insediamenti urbani lungo le strade; una dislocazione degli insediamenti industriali nelle zone di pianura, con conseguente sottrazione dei terreni migliori all’agricoltura in generale e all’agricoltura irrigua in particolare.
Lungo tutto il corso del fiume sono presenti cave, cantieri e aree naturali (macchie di vegetazione, boschi di latifoglie, terreni incolti). Altre aree naturali si riscontrano lungo le scarpate e nelle zone di erosione (calanchi).
Per quel che riguarda le superfici d’acqua, sono stati rilevati, oltre al corso del fiume, canali e vasche di alimentazione della rete di distribuzione dell’acqua di irrigazione.
Non è stata notata una particolare corrispondenza tra le dimensioni medie degli appezzamenti e la frammentazione catastale. Infatti, se da una parte l’evoluzione del Catasto è legata alla ricomposizione fondiaria e alla divisione dei beni di una famiglia in seguito ai passaggi di proprietà, dall’altra la dimensione degli appezzamenti rispecchia maggiormente fattori di natura pedoclimatica e di natura economica (andamento del mercato). Si notano casi in cui una particella contiene più appezzamenti; questo vuol dire che l’agricoltore intende praticare una diversificazione colturale al fine di far fronte a rischi legati all’ambiente (grandinate) e alle richieste di mercato (cambiamento dei prezzi). Questa tendenza trova conferma anche nella grande diffusione della consociazione mista, frequente soprattutto sui terrazzi alti, nei pressi dei nuclei abitati e nelle zone di monte della piana fluviale. Nelle restanti zone di pianura si nota invece la tendenza contraria, cioè di colture che si estendono su più particelle.
Riguardo all’avvicendamento colturale nella zona in esame, si è potuto constatare che le aziende non fanno ricorso alle rotazioni nel senso stretto della parola, ma adottano degli avvicendamenti liberi. Infatti, dalle interviste effettuate direttamente agli agricoltori, si è rilevato, che gli stessi, operano un’alternanza tra le colture cosiddette “sfruttatrici” del terreno, quali il frumento, l’orzo e altri cereali, e le colture da rinnovo, quali il mais, il tabacco, il pomodoro, ecc. Queste ultime vengono stabilite di volta in volta in funzione dell’andamento del mercato e della politica comunitaria. Le colture foraggere (medica e sulla) vengono avvicendate, essendo colture miglioratrici del terreno, con le colture depauperatrici. L’impresa agricola tipica è quella del piccolo coltivatore diretto, con scarsissima presenza di aziende condotte da saliarati.
Nella tabella che segue è descritto l’uso del suolo del bacino del fiume Sangro in cui ricade il territorio irriguo della Frentana, sulla base di dati di uso del suolo del 1998.
 
Uso del suolo
Sup. (ha)
%
ALTRE SUPERFICI
1360,80
12,56%
ARBOREE
4222,61
38,97%
BOSCO
303,58
2,80%
FABBRICATI
248,66
2,30%
SEMINATIVO
4503,83
41,57%
SEMINATIVO ARBORATO
194,44
1,79%
SERRE
0,26
0,00%
TOTALE
10834,22
100,00%
Tabella 25 – Uso del suolo del comprensorio irriguo della Frentana
http://digidownload.libero.it/consorziobonificasud/piano_file/image007.gif
Grafico 2 – Uso del suolo Frentana
  • Comprensorio irriguo Vastese :
Per quanto riguarda l’uso del suolo nel comprensorio di Vasto occorre distinguere due zone principali. La prima comprende i territori che ricadono nei comuni di Vasto e Cupello, asserviti di recente da impianti irrigui mentre  la seconda corrisponde alla piana alluvionale del fiume Trigno, che ricade nel territorio del comune di San Salvo e parte nel comune di Montenero di Bisaccia (CB) e che dispone da tempo di impianti irrigui. La prima zona è situata nell’ ambiente dei terrazzi fluviali e presenta una prevalenza di colture tradizionalmente non irrigue: frumento, vite e olivo; molto comune è la presenza di seminativi in consociazione con l’olivo anche se non mancano oliveti specializzati. La piana del fiume Trigno, invece, da circa trent’anni presenta una spiccata vocazione frutticola. In realtà è soprattutto la presenza sul territorio di una cooperativa ortofrutticola che ritira e commercializza il prodotto che incentiva gli impianti frutticoli.
La specie di gran lunga più importante è il pesco, seguita dal susino e dall’albicocco; ancora ben rappresentate sono le colture tradizionali: seminativi, vite, olivo.
L’impresa agricola tipica è quella del piccolo coltivatore diretto, con scarsissima presenza di aziende condotte da salariati.
La superficie totale irrigabile ammonta ad ettari 3480,7. Di questa 1179 ha sono costituiti da superfici non coltivabili comprendendo Boschi, altre superfici e fabbricati. La restante superficie irrigabile è costituita dall’81 % da colture irrigue arboree. Il grafico 3 che segue mostra la ripartizione delle classi colturali all’interno della superficie irrigata in primavera-estate (dati dedotti da uno studio CO.T.IR sul Comprensorio Irriguo del Vastese).
http://digidownload.libero.it/consorziobonificasud/piano_file/image008.gif
Grafico 3 – ripartizione percentuale delle classi di colture irrigue
Coltura prim-estiva
Superficie (ha)
actinidia
11,36
albicocco
13,04
altre legnose
0,21
anguria
7,35
barbabietola da zucchero
76,13
carciofo
2,61
carota
0,44
cicoria
0,88
ciliegio
10,49
cipolla
0,25
clementina
2,41
fagiolo
0,10
fico
1,67
fico e susino
0,20
frumento tenero
0,50
frutteto misto
15,85
frutteto misto e olivo
0,12
girasole
17,57
mais
3,59
mandorlo
0,10
melo
8,40
melone
4,00
nettarina
17,27
noce
2,86
olivo
41,09
olivo e orto
1,04
olivo e pesco
1,34
olivo e vite
0,56
orto familiare
26,59
pesco
643,78
pesco promiscuo
25,48
pomodoro
12,95
prato di leguminose
6,08
serre
0,70
susino
36,95
tabacco
0,07
vigneto
18,26
vivaio
3,15
zucchina
0,04
Tabella 26 – colture irrigate nel periodo primaverile-estivo nel territorio vastese

 

Per quanto concerne la consistenza e l’evoluzione del numero delle aziende con allevamenti e del numero di capi di bestiame, si rileva che accanto ad un decisa riduzione delle aziende, la consistenza dei capi allevati è stata complessivamente costante negli anni, con decisi incrementi nel settore avi-cunicolo e caprino; le aziende con allevamento di ovini palesano una tendenziale riduzione, mentre i suini hanno invertito la tendenza negativa.
Un dato consolidato è l’aumento della consistenza media dei capi per allevamento: emblematico il caso delle aziende con bovini sulle quali hanno influito le recenti normative delle quote latte, determinando la chiusura delle aziende marginali con accorpamenti e cessioni di capi.
Dal V censimento generale dell’agricoltura, del 2000, per la provincia di Chieti, risulta la seguente distribuzione dei capi di bestiame:
 
 
Allevamenti
Unità
Allevamenti avicoli
1.743.100
Bovini
28.730
Bufalini
60
Caprini
7.116
Conigli
240.890
Equini
886
Ovini
61.846
Struzzi
354
Suini
76.972
Tabella 27 – distribuzione dei capi di bestiame per la provincia di Chieti
5.                  ESAME DELLE OPERE
 
5.2. Opere realizzate
L’esecuzione delle opere pubbliche di bonifica iniziate dall’Ex Consorzio Frentana con un primo lotto di lavori nel 1934, subirono un lungo e completo arresto negli anni successivi a causa della guerra sino al 1945. Dal 1946, l’attività bonificatrice riprese con finanziamenti sui piani ERP e AUSA e successivamente dal MAF con l’esecuzione dei lavori di ricostruzione delle opere eseguite con il primo lotto e danneggiate dagli eventi bellici. A questa prima fase di mera ricostruzione seguì una seconda fase, con inizio verso il 1948, in cui vennero costruite numerose strade di bonifica, in modo da togliere dall’isolamento le borgate rurali e da rendere accessibili vaste zone vallive prima infestate dalla malaria e quasi completamente incolte. Successivamente il Consorzio, senza tralasciare la costruzione e la sistemazione delle strade, si attivò per avviare e portare a realizzazione le opere più direttamente preposte alla trasformazione agraria e alla valorizzazione economico-sociale del comprensorio (opere irrigue, opere per la fornitura di energia elettrica a tutte le aziende rurali, opere di difesa fluviale sui maggiori corsi d’acqua per la protezione delle sponde e delle proprietà adiacenti, acquedotti rurali per la fornitura di acqua potabile ai centri rurali dell’intero comprensorio).
Negli anni più recenti le amministrazioni consorziali, si sono avvalse soprattutto dell’istituzione della ex Cassa per il Mezzogiorno che ha messo a disposizione della bonifica stanziamenti cospicui che hanno permesso di avviare il risanamento idraulico, la trasformazione agraria e la valorizzazione economica del comprensorio.
Nel maggio 1980, il Consorzio di Bonifica in Sinistra Trigno e del Sinello adottava, in luogo del “Piano Generale di Bonifica”, forzando un po’ il concetto stesso del piano, il “Piano Generale di Trasformazione Irrigua” sfociato, sette anni più tardi, per evidenti esigenze tecniche, in “Progetto generale di massima per la trasformazione irrigua”.
Tale progetto archiviato dalla Cassa per il Mezzogiorno, poi, Agenzia per la Promozione dello Sviluppo del Mezzogiorno con il numero prog.23/615/M fu approvato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici il 18/12/87 con il n°63 per un importo di £. 325.752.000.000 con esclusione della diga di Chiauci e di Gissi ed ammesso a finanziamento per £.97.221.345.000.
Se si legge questo dato e se a tale cifra si aggiunge l’impianto irriguo realizzato nella bassa valle in Sinistra Trigno, con finanziamento del Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste e della Cassa per il Mezzogiorno, e la diga di Chiauci si evince chiaramente che il Consorzio è stato protagonista assoluto ed incisivo sul territorio.
Accanto al predetto studio completato con la progettazione, sono stati condotti studi per la progettazione della diga di Celenza e quella del Treste in agro di Carunchio per completare lo schema idrico del Trigno. Sono stati avviati gli studi per la costruzione di due piccoli invasi sul Monnola affluente del Trigno per irrigare alcuni terreni collinari di Celenza, Carunchio e Palmoli, sulla dorsale sinistra del Trigno, ma si sono poi arenati per mancanza di fondi.
Il Consorzio di Bonifica Sud risulta suddiviso nei seguenti comprensori :
–           Comprensorio della Frentana;
–           Comprensorio in Sinistra Trigno, del Sinello e dell’ Osento (del “Vastese”)